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(RECE) Karakhorum Highway - Da Tashkugan a Gilgit
(troppo vecchio per rispondere)
krapp75
2011-09-21 18:39:45 UTC
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Direi di cominciare con il Kunjerab Pass.
Qualche foto l'ho messa qua (anche dell'India) ma devo aggiungere
ancora un bel po' di roba:

http://andreasabatini.blogspot.com/

Ciao
Andrea

--------------

Esattamente tre anni dopo, nel luglio 2011, mi ritrovo a percorrere le
vie di Tashgurkan, stavolta da solo, e mentre cammino con attorno un
paesaggio naturale identico e uno cittadino completamente cambiato, mi
scopro a domandarmi se in fondo non ci sia qualcosa di perverso in me
e nel fatto di tornare dopo così breve tempo nella città cinese che fa
da frontiera con il Pakistan. L’osservare le profonde differenze dalla
Tashgurkan di allora però mi conforta e quasi giustifica a me stesso
l'essere di nuovo qui. Vedo viali e giardini in costruzione, fontane e
palazzi, il progetto di un centro commerciale, Tashgurkan è un
cantiere a cielo aperto, non diversa da quasi tutte le altre città
cinesi, e non mi sembra possibile che solo nel 2008, dove adesso vedo
una spianata pronta per accogliere enormi edifici, ci fosse un campo
pieno di sporcizia, e al posto di questo ampio viale ancora da
asfaltare esistesse un mercato dove tutte le facce avevano i tipici
lineamenti dell’Asia Centrale.
Adesso ci sono cinesi dappertutto, cinesi ben vestiti con reflex da
migliaia di euro al collo e giovani ragazze chioma al vento e
minigonna a mostrare a tutti senza alcun pudore la nera seta dei loro
capelli e il bianco avorio delle loro gambe. Quanto ancora
resisteranno i veli e le tradizioni musulmane qua? E per quanto ancora
riusciranno a farlo quelle in apparenza più dure delle valli
dell’Hunza e dell’Indo? A Kashgar ormai è sparita ogni traccia
materiale del passato. Nel 2008 ancora esistevano angoli antichi, un
minuscolo centro storico e animali per le strade, adesso i cinesi
hanno spazzato via ogni cosa e stanno ricostruendo in quel loro tipico
stile antico plastificato che chi ha visitato almeno una volta la Cina
ha ben presente. Le ruspe hanno buttato giù tutte le case di fango,
sostituite da robuste case di mattoni rivestite di fango,
assolutamente perfette e belle, troppo perfette e belle, senz’anima e
senza quel calore umano che un edificio abitato per decenni si porta
inevitabilmente dietro, ma ideali per appagare la curiosità dei nuovi
e sempre più numerosi ricchi turisti provenienti da oriente. Vicino al
fiume gli asini con gli zoccoli affondati in un palmo di melma han
lasciato posto ad una fredda spianata di marmo, e i pazzi al volante
dei taxi che fine hanno fatto? Tutti adesso rispettano i limiti di
velocità e addirittura un ragazzo si è fermato per farmi attraversare
la strada, situazione inconcepibile tre anni addietro quando bisognava
solo correre veloci e sperare. E pure i taxi, che ricordavo padroni
delle strade con il loro caratteristico colore verde, rappresentano
ormai solo una piccola parte delle auto in circolazione e si perdono
tra utilitarie e SUV. John Hu del John Cafè mi ha detto: 'Visto com'è
cambiata la nostra città?'.
In realtà nei mercati e nelle zone più lontane dal centro resistono
ancora le facce e le tradizioni uigure con il loro caos che si accende
al tramonto, ma mentre nel 2008 parevano ancora i padroni della città,
adesso sembrano intimiditi, quasi rassegnati ad essere stranieri a
casa, in parte perché circondati da centinaia di cinesi che
incuriositi li inquadrano nei loro enormi obiettivi autofocus ma
soprattutto per il fatto di essere guardati a vista da un numero
elevatissimo di poliziotti armati, che non si nascondono mentre
controllano ogni loro mossa, anche mentre si inginocchiano per pregare
il loro Allah.
Nel 2008 la visita a Tashgurkan fu breve e io e Nadia andammo a
pernottare in un'orribile yurta nei pressi del lago Karakul, stavolta
rimarrò per la notte. Immaginando i disagi dei giorni successivi avevo
pensato di sistemarmi nel miglior albergo della città, il Traffic
Hotel, ma non ha camere libere, e, visto che neppure la seconda scelta
ha posto, ripiego sul primo squallido alberghetto in cui hanno
disponibilità. La stanza è sporca e puzzolente, le mattonelle del
pavimento hanno un buco di circa venti centimetri da cui esce (dal
nulla, visto che siamo al secondo piano) una barra di ferro
arrugginita alta mezzo metro e spessa due dita, e i muri sudici sono
tappezzati di numeri di cellulare, deduco di prostitute in cerca di
clienti, non essendoci infatti il telefono queste non possono chiamare
di continuo per offrire il classico massage e immagino abbiano ideato
questa soluzione alternativa per farsi trovare. L’odore e le scritte
mi danno l’impressione di essere in Italia, nel cesso di un autogrill.
L'autobus per Sost, in Pakistan, dovrebbe partire alle dieci
dall'edificio della dogana, ma per non correre rischi visto che non ho
ben chiaro quale sia il palazzo giusto tra i cinque tutti allineati
lungo la Karakhorum highway, anticipo la sveglia, e alle otto del
mattino seguente mi incammino lungo la strada. In meno di mezzora
arrivo a destinazione e mi dirigo verso l'unico dei cinque che sembra
aperto. Davanti ci sono tre autobus e almeno cento cinesi sono in coda
ad uno sportello in attesa che un militare, con una lentezza
esasperante, riempia e consegni delle ricevute. A testa bassa scrive
su quei foglietti come se stesse ritoccando un affresco, impiegando
oltre un minuto a ricopiare un semplice numero di passaporto. Dalla
fila lo chiamano, gli fanno domande, protestano, ma lui rimane
impassibile, senza mai alzare gli occhi dalla scrivania. Alle nove la
coda non si è mossa di un millimetro, tutti continuano a chiamarlo
picchiando le mani sul vetro e visibilmente sempre più irritati mentre
lui continua a registrare numeri assolutamente indifferente a tutto il
resto. Poi qualcosa finalmente succede, smette di scrivere, solleva il
volto indirizzando un sorriso ebete al primo cinese della fila, si
rizza in piedi e se ne va. La folla rumoreggia mentre io fino a quel
momento mi son limitato ad osservare incuriosito la scena, senza
capire assolutamente nulla.
Dopo pochi minuti il militare ritorna, stavolta accompagnato da una
ragazza che prende il suo posto. Lei è gentile e risponde alle
domande. Io allora mi faccio largo e in breve arrivo allo sportello
chiedendo 'Pakistan?'. Della sua risposta capisco solo quello che mi
dice a gesti, la mano tesa ad indicare laggiù e una X formata da i due
indici a significare dieci, sarebbe già sufficiente per le mie
necessità, ma un ragazzo dalla coda interviene ugualmente in mio aiuto
parlandomi in un inglese davvero elementare e aggiungendo che quella è
la coda per i bus turistici che arrivano fino al Khunjerab pass e poi
tornano indietro.
Mi avvio nella direzione giusta superando i palazzi governativi finché
non arrivo in quello dove in effetti c'è scritto sulla facciata un ben
evidente 'Custom' che prima non avevo visto, ancora però è tutto
chiuso ed è completamente deserto. Sul marciapiede una donna sta
spazzando via la polvere, le chiedo 'Pakistan?' e lei mi fa capire che
non va bene e che devo tornare da dove sono venuto. Confuso e incerto
sul da farsi torno sui miei passi, sennonché a metà strada sbuca
d'improvviso da dietro un auto un tizio tutto sporco e con la faccia
da galera. E’ piccolino ma in mano ha un grosso bastone che solleva e
mi punta contro minaccioso. Io indietreggio lentamente e lui, muovendo
l’estremità del bastone da me verso un cancello aperto che porta in un
piazzale, mi dice 'Pakistan! There!'. Un po' scosso lo ringrazio
velocemente e anche se non del tutto convinto che per il Pakistan si
vada di là decido comunque di seguire le sue indicazioni. Il piazzale
è diviso in due parti da un piccolo recinto e conduce ad una
costruzione abbastanza anonima che ha due ingressi, uno verso nord e
uno verso sud. Di fronte all'ingresso settentrionale sono ammassati
grossi sacchi e alcune valigie, e ci sono tre persone ad aspettare.
Tutti e tre indossano il kurta, un' ampia camicia lunga fino alle
ginocchia, e dei pantaloni larghi dello stesso colore e della stessa
stoffa. Sono pakistani e sono diretti in Pakistan. Uno dei tre parla
perfettamente inglese, mi chiede da dove provengo e come mai visiterò
il suo paese, poi con un sorriso contagioso esclama: 'Welcome to
Pakistan and thank you to visit my country!'. Come gli altri due è in
Cina per lavoro, compra merce, soprattutto abiti e giocattoli, e la
vende a Gilgit, la città dove abita. Altri pakistani arrivano, tutti
sono vestiti allo stesso modo e hanno enormi sacchi. Sono gentili e
incuriositi dalla mia presenza. Mentre mi chiedo se sarò l'unico
straniero del gruppo, un SUV nuovo di zecca arriva nel piazzale,
all'interno intravedo persone che mi paiono vestite all'occidentale.
L'auto si ferma e ne scendono tre ragazzi, avranno circa 25 anni, sono
vestiti di nero e hanno barbe lunghissime.
Non arriva più nessuno e verso le undici finalmente la dogana apre. Un
militare cinese mi si avvicina e mi chiede se ho la carta d'uscita,
gliela mostro ma fa cenno che non va bene e senza darmi possibilità di
replica la strappa sotto i miei occhi. Mi invita a seguirlo fino una
macchinetta gialla, inserisce i dati del mio passaporto, preme il
tasto ‘OK’ e una voce meccanica, in italiano, mi comunica che tutto è
a posto e posso proseguire. Mentre il cinese si sta sbellicando dalle
risate ripetendo quasi isterico ‘Italian! Italian!’ capisco che il
motivo di tutta quella sceneggiata era solo l’ascoltare e il farmi
ascoltare la diabolica macchinetta parlare italiano.
Passo velocemente i controlli e mi metto in attesa del bus appena
all'esterno dell'edificio, nella parte meridionale del piazzale. Come
sempre quando ci sono i cinesi le procedure sono lunghe e mi pare
subito chiaro che ci sarà da aspettare un bel po'. I pakistani si
svagano fumando e parlando, cinque di loro discutono però un po’
troppo animatamente, delle parole urlate in faccia capisco solo
‘Muhammad Ali’ ripetuto decine di volte. La religione è argomento
davvero sensibile e si sfiora la rissa.
Carica e scarica i sacchi dallo sleeper bus alle tredici partiamo. Non
essendoci abbastanza posto nella bauliera, buona parte dei bagagli
sono stipati nei corridoi e sui sedili, ma non c'è troppa gente e si
sta relativamente larghi, io sono in alto, abbastanza indietro, in una
fila centrale. I tre ragazzi vestiti di nero e dalle barbe lunghe mi
sono accanto. Quello sdraiato proprio di fianco a me attacca bottone.
Si chiama Saleem e ha ventisei anni, lui e i suoi due amici si sono
appena laureati in medicina a Xian, dove sono stati sei anni, e per
tornare a casa stavolta, visto che è l’ultima, hanno scelto di
percorrere una via più scenica dell'aereo. Sono di etnia Pashtun
originari della zona di Peshawar, di un villaggio verso l'interno
quasi al confine afghano. Saleem mi chiede che programmi ho per il
Pakistan perché alcune zone sono molto pericolose, la Karakhorum
Highway è sicura e sono abbastanza tranquille Islamabad e Lahore anche
se a sud di Abbottabad è bene che faccia attenzione. Sarebbe invece un
grosso azzardo andare a Peshawar e fa un esempio che mi colpisce: 'Il
Pakistan è generalmente più sicuro di quanto i media occidentali
raccontino, ma Peshawar è molto più pericolosa di quanto tu possa aver
sentito nelle news. Gli attentati sono all'ordine del giorno e ci sono
pazzi fanatici che vorrebbero ammazzarti solo per il fatto di essere
straniero, e non importa che tu sia americano o italiano, russo o
indiano, per loro è lo stesso e sei un loro bersaglio.' Ha modi di
fare molto gentili, io ci parlo ma mi mantengo sempre un po'
distaccato che non sono sicuro al cento per cento se fidarmi o meno.
Il bus risale un'ampia valle circondata da montagne e ghiacciai,
filiamo via veloci sull'asfalto liscio e in meno di due ore
percorriamo i centotrenta chilometri che separano Tashkurgan dal
Kunjerab pass. Il militare cinese di scorta scende, oltrepassiamo il
cartello Goodbye Cina e, nello stesso istante in cui il bus supera
l'indicazione di ingresso in Pakistan, finiamo in una buca enorme
salutata dal grido liberatorio di tutti i passeggeri, si sentono a
casa adesso e pure nel modo di sedersi e parlare paiono più
rilassati.
Gli scossoni del veicolo continuano, mi sporgo in avanti e vedo che la
strada si è trasformata in uno sterrato terribilmente sconnesso.
Andiamo giù ripidi verso la valle dell'Hunza attraverso un paesaggio
che più si scende più diventa aspro con la highway che si incunea in
profondi canyons sovrastati da montagne di cui non vedo la fine. La
via è interrotta da numerosi cantieri, la maggioranza dei quali con
manodopera cinese (e gestiti da cinesi), mediamente in ognuno di
questi ci lavorano una ventina di persone, tutte impegnate con ruspe,
scavatrici e martelli pneumatici. Ogni tanto si incontrano pure dei
gruppi di pakistani, sono composti da un numero analogo di individui e
quasi sempre sono divisi in due parti, quelli che si riposano sul
ciglio della carreggiata e quelli che in piedi, disposti a circolo,
osservano attenti l'unico che tra di loro, con un piccone e senza
risultato apparente, sta cercando di frantumare un grosso masso (il
‘quasi sempre’ è perché talvolta non c’è nessuno a rompere la pietra e
quindi nulla da guardare).
Dopo circa cinque ore completiamo anche gli ottantacinque chilometri
che separano il passo da Sost, il posto di confine Pakistano.
Nell'ufficio visti della dogana firmo il registro, solo altri due
stranieri sono entrati da qui nell'ultima settimana. Saluto Saleem e i
suoi amici e mi avvio in cerca di un posto per la notte. Sost è
adagiata quasi completamente lungo la highway e sarebbe uno squallido
villaggio di frontiera se non fosse circondato da montagne magnifiche
che la luce pomeridiana tinge di rosso e fa risaltare ancora di più
nella loro bellezza. Non c'è molta gente a giro e anche per questo
motivo decido di non soggiornare qua, monto quindi su un taxi e mi
faccio portare nel paese successivo, Passu.
Vette di roccia precipitano vertiginose sulla strada che serpeggia a
fianco del tumultuoso fiume Hunza per i venticinque chilometri che
separano le due cittadine, ma Passu è una desolazione e mi dà
l'impressione di un luogo quasi disabitato. Fermo il taxi davanti
all'hotel principale ma non c’è anima viva. L'autista suona
vigorosamente il clacson finché dopo un paio di minuti da una porta
laterale esce un vecchietto dall’aspetto dimesso e visibilmente
stupito di vedermi, con un filo di voce dice che non ha stanze pronte
ma posso scegliere quella che voglio e la sistemerà in pochi minuti.
Ne scelgo una al piano superiore, quella con meno vetri rotti alle
finestre e con la vista più bella, e lui si mette a lavoro. Scendo nel
salone principale e mi metto a guardare le decine di adesivi attaccati
un po' ovunque, sono di agenzie turistiche e gruppi di trekking
alloggiati lì nel passato, molti sono italiani. Entra un ragazzo, è il
proprietario del piccolo negozio che si trova di fronte: 'Ormai qua
non viene più nessuno. Dopo il 2001 i turisti sono quasi scomparsi e
in questi due anni, con l’uccisione di Bin Laden e la frana che ha
formato il lago e ci ha isolati, se va bene nei periodi di punta passa
un turista a settimana. Negli anni novanta in estate tutto era
esaurito, adesso ogni cosa va in malora.'. Sta cercando di promuovere
su internet il turismo nella valle superiore dell'Hunza e mi dà dei
link con la speranza che lo possa aiutare in qualche modo. Il
proprietario dell'hotel mi prepara un riso alle verdure e mi informa
che per andare ad Hussaini la mattina seguente devo solo mettermi
sulla strada e aspettare un taxi collettivo, 'In genere dopo le sette
ne passano un paio' aggiunge.
La corrente elettrica salta di continuo e subito dopo aver cenato vado
a dormire richiudendomi nel sacco a pelo mentre dalla finestra rotta
entrano folate di vento fresco.
Mi sveglio presto e alle sei e cinquanta sono pronto, il padrone
dell’alloggio mi vede e allargando le spalle un po' dispiaciuto mi
dice che i taxi sono già passati, ma di non preoccuparmi perché presto
ne arriveranno altri. Il villaggio è assolutamente deserto, mi siedo
sul bordo della Karakhorum highway e aspetto fiducioso che qualcuno
arrivi. Dopo mezzora sono ancora lì, provo a rientrare in hotel
sperando di poter telefonare per avere un auto ma la porta è chiusa,
chiamo ma non ho risposta.
Alle otto e trenta non è passato nessuno, basterebbe un veicolo
qualunque, un camion, ma non si muove niente. Alle nove decido di
avviarmi a piedi, sono quindici chilometri, non troppi in fondo, e
visto che c’è solamente una strada, se qualche auto dovesse passare
sicuramente la vedrei e potrei fermarla in qualunque punto, ma nel
preciso istante in cui mi chino per caricarmi lo zaino sulle spalle,
sento il rumore di un motore sempre più forte e un minivan sbuca dalla
curva a tutta velocità. Faccio cenno di fermarsi ma l'autista mi
ignora superandomi senza neppure guardarmi, improvvisamente però il
furgoncino inchioda e in una nuvola densa di polvere, dal finestrino
del lato passeggero spunta la faccia barbuta e sorridente di Saleem
che mi fa cenno di salire. I tre ragazzi sono contenti di rivedermi, e
io ovviamente più di loro, pure insistono per cedermi il posto davanti
in modo che io possa fare meglio tutte le foto che voglio.
Dopo circa quindici minuti compare il lago, ha il colore limaccioso
tipico di tutti i grossi corsi d’acqua della zona, all’inizio sembra
solo uno slargo del fiume causato da una piana che ne rallenta la
corsa, ma poi aumenta di profondità e si allarga fino alle pareti
quasi verticali che lontano, verso valle, lo comprimono ai lati
spingendolo in alto. Il lago si è formato per una gigantesca frana che
è caduta nel gennaio 2010 e ha ostruito il corso del fiume Hunza, il
livello dell'acqua ha iniziato rapidamente a salire sommergendo
alberi, case e diversi chilometri di Karakorum highway, oltre
ovviamente a isolare la parte superiore del'Hunza valley raggiungibile
adesso da sud solo tramite piccole imbarcazioni di legno. La
situazione è anche molto pericolosa perché se il fragile argine
naturale dovesse cedere milioni di metri cubi d'acqua travolgerebbero
la parte inferiore della valle con danni incalcolabili. Saleem mi
spiega che il lago c’è ancora per il fatto che i cinesi si oppongono
all'abbattimento della diga perché vorrebbero rafforzarla e
ricostruire la Karakhorum highway sopraelevata, immagino per portarci
i turisti che adesso si fermano al confine geografico del passo. Credo
che in questo i cinesi abbiano assolutamente ragione perché questa
zona già di suo bella è enormemente impreziosita da questo enorme
specchio d'acqua incastonato tra la montagne, e sono certo avranno la
meglio, semplicemente perché hanno i soldi e la forza per farlo, con
il risultato bene immaginabile che molto presto una perfetta strada
asfaltata arriverà fino a qua e ne scenderanno bus carichi di quelle
stesse giovani cinesi capelli al vento e minigonna che adesso arrivano
fino Kunjerab pass e che verranno a turbare le abitudini dei rudi
abitanti di queste valli. 'La Cina è grande', tante volte l'ho sentito
dire un po' ovunque dai pakistani, ed ecco chi a mio giudizio spazzerà
via i talebani, non gli eserciti e la politica, ma gli abiti colorati
per tutti, che già stanno arrivando da oltre frontiera, e le gambe
bianche scoperte delle ragazze cinesi, che non tarderanno a venir giù
per queste valli, e a sentire la gente con cui ho parlato da qui fino
a Gilgit, pare che non stiano aspettando altro.
Noleggiamo un’imbarcazione e filiamo giù ammirando rocce colorate,
paesi semisommersi e picchi bianchi di ghiaccio. Superato il paese di
Gulmit, ora raggiungibile solo in barca, c’è una strozzatura, in
questo punto la Karakorum highway tagliava la valle, adesso ne vedo
solo un pezzo immergersi alla mia destra e un altro sbucare alla mia
sinistra per poi sparire definitivamente dentro l'acqua, perché da qui
in poi il lago si fa più profondo, con le pareti laterali ripide e
sempre più strette. Superata un'ampia curva verso destra il canyon si
restringe fino a diventare largo non più di cinquanta metri e bisogna
guardare molto in alto per vedere il cielo oltre le cime, poi si
riallarga fino alla frana causa di tutto, mezza montagna venuta giù in
un cumulo enorme di sassi e argilla, e decine di persone in attesa di
noi.
Io mi affido ai miei tre amici per la trattativa di una jeep che ci
porti a Karimabad, su loro suggerimento lascio lo zaino nella barca,
un ragazzo sudicio di polvere lo prende e lo trasferisce a riva, è
così che si guadagna la giornata. E' alto più di un metro e novanta,
occhi verdissimi e capelli biondi a spazzola risaltano sulla sua
faccia abbronzata. Fosse nato a Los Angeles sarebbe il classico
istruttore di fitness circondato da giovani donne con seni sull’orlo
di esplodere nei loro micro costumi, qua raccatta zaini e borse che
imbrattano il suo kurta ormai diventato color della terra e attorno ha
solo uomini più sporchi di lui. Guarda ammirato i miei sandali,
vorrebbe che glieli regalassi, per fortuna Saleem arriva, gli dà
qualche rupia e mi trascina via da quella situazione imbarazzante. In
sette saliamo su una jeep da quattro e, a fatica tra i sobbalzi,
andiamo su per la strada che attraversa gli sfasciumi della frana. Io
sto comodo, nonostante le mie resistenze anche stavolta mi hanno
lasciato il posto davanti mentre gli altri cinque si stringono nel
sedile posteriore.
Saleem mi dice di fare attenzione adesso con le foto e si raccomanda
di non fotografare assolutamente donne, neppure gruppi di persone per
strada se non sono sicuro che tra di loro non ci sono componenti del
gentil sesso, perché è proibito e qualcuno potrebbe davvero
arrabbiarsi violentemente. Non sarà molto difficile seguire alla
lettera questa sua indicazione perché in Pakistan le donne risultano
quasi assenti e comunque se ti vedono ti ignorano o fuggono. Nelle
valli dell'Hunza e nelle zone intorno alla parte settentrionale della
Karakorum Highway in realtà ancora alcune se ne vedono ma più giù,
oltre Chilas, diventano davvero rare, e non solo quelle con il volto
scoperto ma anche quelle con il burka integrale. Ho visitato diversi
paesi musulmani, ma mai mi ero trovato in una nazione così
integralista, e devo ammettere che spesso mi sono trovato a disagio,
quasi inquietato, a girare per strade, paesi e città dove all’aperto,
nei mercati e nei ristoranti, si vedono solo uomini barbuti dagli
strani cappelli che indossano larghi kurta monocolore.
A Karimabad, tra l'imponenza dei due colossi montuosi, l'Ultar e il
Rakaposhi, cambiano veicolo e a folle velocità ci dirigiamo verso
Gilgit. Nonostante la maestosità dei quasi ottomila metri di queste
due montagne, il paesaggio è meno spettacolare, la valle è più arida
ma meno scoscesa, e verso il fiume centinaia di alberi carichi di
albicocche addolciscono l'ambiente.
A pochi chilometri dalla destinazione finale una frana ha
completamente bloccato la highway, ci vorranno ore per liberarla, ma
siamo fortunati perché una strada alternativa, l'unica, ha inizio
poche centinaia di metri prima del punto oltre cui è impossibile
proseguire, ed è facile tornare indietro e raggiungere Gilgit in una
manciata di minuti.
A Gilgit ci dividiamo, i tre ragazzi hanno il bus per Islamabad la
mattina seguente e preferiscono stare vicino all'autostazione, io
scelgo un'altra zona. Per ringraziarli di tutto li invito a cena, loro
accettano e mi regalano una scheda telefonica pakistana che potrebbe
essermi utile. Ceniamo nel ristorante del migliore albergo di Gilgit e
ho modo di conoscerli meglio, mi parlano dei problemi del loro paese,
dei talebani e del fatto che tutti e tre vogliono andare via, per
raggiungere i loro genitori che lavorano nei paesi del Golfo Persico.
Quelli di Saleem sono in Qatar, gli altri due li hanno a Dubai e in
Arabia Saudita. Mi fanno assaggiare diverse specialità pakistane,
tutto ottimo, e alla fine sono loro ad offrirmi la cena nonché a
volermi riaccompagnare in taxi alla mia guesthouse.
cimice
2011-09-21 20:14:38 UTC
Permalink
Letto tutto d'un fiato! Sei un'ottima "penna". Spassosa la descrizione della
scena degli spacca-massi! mi ha fatto venire in mente situazioni analoghe in
Italia, ma lasciam perdere.

Aspetto le prossime puntate.

---
cimice
luango
2011-09-22 21:40:50 UTC
Permalink
Post by cimice
Letto tutto d'un fiato! Sei un'ottima "penna".
Quoto!
Post by cimice
Aspetto le prossime puntate.
Riquoto!

Diego :D
Post by cimice
---
cimice
baioba
2011-09-22 08:04:11 UTC
Permalink
Post by krapp75
Direi di cominciare con il Kunjerab Pass.
Qualche foto l'ho messa qua (anche dell'India) ma devo aggiungere
http://andreasabatini.blogspot.com/
Come al solito, i tuoi racconti sono molto appassionanti.
Complimenti anche per il blog! Molto belle anche le foto (soprattutto
quelle dalla stazione di Amritsar).
ciao
giumak
2011-09-22 08:16:17 UTC
Permalink
On 21 Set, 20:39, krapp75 <***@tiscali.it> wrote:

Bello! Leggermente più 'freddo' rispetto ai tuoi racconti precedenti,
forse, ma pur sempre molto interessante e ricco di gustosi particolari
di vita descritti con la tua consueta maestria.
Un bel viaggio anche questo, forse un pò meno scorrevole di altri, più
ricco di incognite anche sulla reale pericolosità delle situazioni in
cui ti saresti trovato, specialmente in Pakistàn, paese difficile e
particolarmente variegato.
La tua descrizione del versante cinese, quella parte che descrive i
cambiamenti tumultuosi in atto, mi ha fatto ricordare di quando
acquistai la mia casa, una bella vecchia casa in cui i precedenti
proprietari avevano ben pensato di sostituire le pianelle in cotto del
pavimento con delle 'meravigliose' ceramiche color turchese brillante
per renderla più moderna, costringendomi così a fare un notevole
sforzo in più per ripristinarlo.
A volte la reazione ad anni, ad intere generazioni colme di stenti, di
privazioni, producono questi eccessi iconoclastici non necessariamente
ideologici. Salvo poi pentirsene amaramente fra qualche altra
generazione, quando la sbornia dovuta al benessere sarà passata.
Bello dai! Ti leggo sempre con gran piacere, ora aspetto le altre
parti.

ciao e grazie, (speriamo di vederci presto...)

B.
krapp75
2011-09-22 11:10:17 UTC
Permalink
Post by giumak
Un bel viaggio anche questo, forse un pò meno scorrevole di altri, più
ricco di incognite anche sulla reale pericolosità delle situazioni in
cui ti saresti trovato, specialmente in Pakistàn, paese difficile e
particolarmente variegato.
Decisamente più faticoso come viaggio! Anche perchè frane e altro
(come ad esempio chiusura del tibet e del sichuan occidentale) mi
hanno costretto piu volte a cambiare itinerario e non sono quasi mai
riuscito a rispettare quella sorta di programma che mi ero fatto
all'inizio
Post by giumak
A volte la reazione ad anni, ad intere generazioni colme di stenti, di
privazioni, producono questi eccessi iconoclastici non necessariamente
ideologici. Salvo poi pentirsene amaramente fra qualche altra
generazione, quando la sbornia dovuta al benessere sarà passata.
I cinesi sono in piena esplosione e hanno una voglia incredibile di
comprare e consumare! E travolgono tutto senza pensare alle
conseguenze (in realtà tante vole ho avuto l'impressione che i cinesi
proprio non riescano a pensare, a farsi domande ed analizzare la
situazione in maniera critica)
Post by giumak
ciao e grazie, (speriamo di vederci presto...)
Ci vediamo si si! :-)

Ciao e grazie a te
Andrea
Ale78
2011-09-22 12:21:27 UTC
Permalink
Grazie per la rece...

Kashgar e la Strada del Karakhorum erano altre due cose che avevo
programmato di visitare nei prossimi anni, la prima ormai purtroppo
posso depennerla dalla lista :( Sapevo che quasi tutto era
distrutto, ma non mi aspettavo tutto. Quando leggo certe cose mi viene
il magone, distruggere la storia mi fa sempre malissimo, e a questo si
aggiungono i rimpianti. E' dal 2004 che pensavo a Kashgar (avevo letto
una vecchia lonely planet sull'Asia Centrale), avrei dovuto svegliarmi
prima :( Se c'è qualche altro posto della Cina che rischia ditemelo :
(


La strada del Karakhorum ha qualche chances maggiore di
sopravvivenza :P E' un percorso "mitico", di quelli che si sognano :)
Hai preferito questa o il Pamir, altra strada di montagna che mi
piacerebbe fare?
krapp75
2011-09-22 13:36:33 UTC
Permalink
Post by Ale78
Grazie per la rece...
Kashgar e la Strada del Karakhorum erano altre due cose che avevo
programmato di visitare nei prossimi anni, la prima ormai purtroppo
posso depennerla dalla lista :(   Sapevo che quasi tutto era
distrutto, ma non mi aspettavo tutto. Quando leggo certe cose mi viene
il magone, distruggere la storia mi fa sempre malissimo, e a questo si
aggiungono i rimpianti. E' dal 2004 che pensavo a Kashgar (avevo letto
una vecchia lonely planet sull'Asia Centrale), avrei dovuto svegliarmi
(
Vai vai a Kasghar che anche se ormai non c'è rimasto nulla di
architettonico gli Uiguri ci sono sempre e ogni tanto regalano
sorprese, ad Urumqi ad esempio, città orrenda davvero alle 6 di
pomeriggio son capitato per caso in un parco e son stato tirato in
mezzo da un centinaio di Uiguri che cantavano suonavano e
ballavano! :-)
Post by Ale78
La strada del Karakhorum ha qualche chances maggiore di
sopravvivenza :P  E' un percorso "mitico", di quelli che si sognano :)
Se non fai alla svelta la ritrovi tutta asfaltata e piena di
cinesi.Oddio, ci son stati dei momenti che magari se la strada fosse
stata meglio... Tipo quando è iniziato a piovere e i sassi venivan giu
dalle pareti e per ben due volte han chiappato il veicolo su cui ero
per fortuna senza danni ma che paura! Poi tutta senza parapetto a
picco sull'indo con la gente che guida come pazza (e completamente
drogata credo visto che i bus fanno la tratta gilgit rawalpindi in
20-25 ore senza sosta e senza cambio di autista,e molti infatti
finiscon nell'Indo)... Nel tratto superiore pakistano i cinesi stanno
costruendo decine di gallerie proprio per il problema delle frane,
ancora sono tutte inutilizzabili e si passa sempre di fianco ad esse,
ma non credo che ci vorrà molto e se asfaltano il pezzo da kunjerab
fino a sost invece di 5-6 ore ce ne metti un paio e anche meno. Dal
passo sono 500km a Kasghar che si fanno in 6-7 ore e 800km a
rawalpindi che si fanno in 35-40 ore
Post by Ale78
Hai preferito questa o il Pamir, altra strada di montagna che mi
piacerebbe fare?
La KKH su tutte perchè è una strada che oltre a essere spettacolare te
la sudi per una settimana! :-)
Le strade famose in Asia Centrale ex URSS sono meno trafficate, in
condizioni migliori e piu brevi, come pure la Manali-Leh! Questo
perchè alla fine sono spesso strade secondarie e molto traffico passa
da altre parti. La Manali Leh da questo punto di vista è quella piu
turistica, il 50% dei veicoli son di turisti o con turisti.
E poi le altre son tutte strade che in uno o due giorni magari pesanti
si fanno, la KKH come minimo ti ci vogliono 5 giorni a farla e nel
lato pakistano son 800km di buche e precipizi!
Comunque da soddisfazione farla perchè sei in posti davvero belli e di
turisti proprio non ne vedi punti! Ah! Tra l'altro quando sono passato
da Chilas ho firmato il registro ed eran passati circa 20 stranieri da
lì nei precedenti 5 giorni, tra cui il gruppetto di 6 di Giuseppe
Pompili, mi pare che loro sia passati di il 24 luglio!

Riguardo ai posti della Cina che rischiano direi tutti! :-)
Della Cina aggiungo una cosa. Nella zona di Tagong in sichuan,
nonostante sa vicina a Chengdu ci sono un sacco di tibetani e i cinesi
sembra non gli rompano troppo le balle. Un mio amico cinese di hong
kong mi aveva detto, se vuoi vedere il tibet non andare in tibet
regione tibet ma di andare nel tibet che adesso è diventano Sichuan o
Ganshu ecc (i cinesi hanno ridotto assai il territorio del tibet e
l'hanno spezzettato nelle regioni confinanti), in Tibet trovi i cinesi
soprattutto, in sti posti invece trovi i tibetani che ancora fanno
indisturbati i funerali del cielo (e mi mostrò le foto impressionanti)
ecc ecc.
Io sono andato a Tagong perchè i cinesi a luglio avevano chiuso tutto
il tibet e pure tutto il sichuan occidentale (costringendomi tra
l'altro a stravolgere tutto il giro cinese che sarei dovuto partire
via terra da Lhasa per il pakistan), poi mentre ero a Chengdu lì
chissa perchè hanno riaperto solo la zona di Tagong e sono andato,
mille volte piu bello e piu vero del ladakh, da ogni punto di vista, e
Tagong è proprio li vicino, quindi se vai piu lontano e in zone meno
famose credo che sia davvero spettacolare. Tra l'altro non servono
permessi e puoi andare da solo. Credo ci vadan molti meno turisti che
in tibet perchè è complicato andarci e poi ci vai facilmente solo
quando i passi sono aperti cioè senza neve con la complicazione che da
maggio a settembre ci sono i monsoni (io son rimasto bloccato un
giorno e mezzo per una frana sulla sichuan tibet higway). Anche per
questo credo che ai cinesi interessi meno la zona, perchè non è molto
frequentata e non potendo loro controllare tutto controllano le cose
piu importanti.
Ecco sarei curioso di andarci e visitarlo per bene!

Ciao
Andrea
Ale78
2011-09-22 14:13:22 UTC
Permalink
On 22 Set, 15:36, krapp75 <***@tiscali.it> wrote:
[...]

Grazie mille, è sempre bello leggere i tuoi racconti e le tue
spiegazioni :)
krapp75
2011-09-22 13:41:03 UTC
Permalink
Post by Ale78
Grazie per la rece...
Kashgar e la Strada del Karakhorum erano altre due cose che avevo
programmato di visitare nei prossimi anni, la prima ormai purtroppo
posso depennerla dalla lista :(   Sapevo che quasi tutto era
distrutto, ma non mi aspettavo tutto. Quando leggo certe cose mi viene
il magone, distruggere la storia mi fa sempre malissimo, e a questo si
aggiungono i rimpianti. E' dal 2004 che pensavo a Kashgar (avevo letto
una vecchia lonely planet sull'Asia Centrale), avrei dovuto svegliarmi
(
Vai vai a Kasghar che anche se ormai non c'è rimasto nulla di
architettonico gli Uiguri ci sono sempre e ogni tanto regalano
sorprese, ad Urumqi ad esempio, città orrenda davvero alle 6 di
pomeriggio son capitato per caso in un parco e son stato tirato in
mezzo da un centinaio di Uiguri che cantavano suonavano e
ballavano! :-)
Post by Ale78
La strada del Karakhorum ha qualche chances maggiore di
sopravvivenza :P  E' un percorso "mitico", di quelli che si sognano :)
Se non fai alla svelta la ritrovi tutta asfaltata e piena di
cinesi.Oddio, ci son stati dei momenti che magari se la strada fosse
stata meglio... Tipo quando è iniziato a piovere e i sassi venivan giu
dalle pareti e per ben due volte han chiappato il veicolo su cui ero
per fortuna senza danni ma che paura! Poi tutta senza parapetto a
picco sull'indo con la gente che guida come pazza (e completamente
drogata credo visto che i bus fanno la tratta gilgit rawalpindi in
20-25 ore senza sosta e senza cambio di autista,e molti infatti
finiscon nell'Indo)... Nel tratto superiore pakistano i cinesi stanno
costruendo decine di gallerie proprio per il problema delle frane,
ancora sono tutte inutilizzabili e si passa sempre di fianco ad esse,
ma non credo che ci vorrà molto e se asfaltano il pezzo da kunjerab
fino a sost invece di 5-6 ore ce ne metti un paio e anche meno. Dal
passo sono 500km a Kasghar che si fanno in 6-7 ore e 800km a
rawalpindi che si fanno in 35-40 ore
Post by Ale78
Hai preferito questa o il Pamir, altra strada di montagna che mi
piacerebbe fare?
La KKH su tutte perchè è una strada che oltre a essere spettacolare te
la sudi per una settimana! :-)
Le strade famose in Asia Centrale ex URSS sono meno trafficate, in
condizioni migliori e piu brevi, come pure la Manali-Leh! Questo
perchè alla fine sono spesso strade secondarie e molto traffico passa
da altre parti. La Manali Leh da questo punto di vista è quella piu
turistica, il 50% dei veicoli son di turisti o con turisti.
E poi le altre son tutte strade che in uno o due giorni magari pesanti
si fanno, la KKH come minimo ti ci vogliono 5 giorni a farla e nel
lato pakistano son 800km di buche e precipizi!
Comunque da soddisfazione farla perchè sei in posti davvero belli e di
turisti proprio non ne vedi punti! Ah! Tra l'altro quando sono passato
da Chilas ho firmato il registro ed eran passati circa 20 stranieri da
lì nei precedenti 5 giorni, tra cui il gruppetto di 6 di Giuseppe
Pompili, mi pare che loro sia passati di il 24 luglio!

Riguardo ai posti della Cina che rischiano direi tutti! :-)
Della Cina aggiungo una cosa. Nella zona di Tagong in sichuan,
nonostante sa vicina a Chengdu ci sono un sacco di tibetani e i cinesi
sembra non gli rompano troppo le balle. Un mio amico cinese di hong
kong mi aveva detto, se vuoi vedere il tibet non andare in tibet
regione tibet ma di andare nel tibet che adesso è diventano Sichuan o
Ganshu ecc (i cinesi hanno ridotto assai il territorio del tibet e
l'hanno spezzettato nelle regioni confinanti), in Tibet trovi i cinesi
soprattutto, in sti posti invece trovi i tibetani che ancora fanno
indisturbati i funerali del cielo (e mi mostrò le foto impressionanti)
ecc ecc.
Io sono andato a Tagong perchè i cinesi a luglio avevano chiuso tutto
il tibet e pure tutto il sichuan occidentale (costringendomi tra
l'altro a stravolgere tutto il giro cinese che sarei dovuto partire
via terra da Lhasa per il pakistan), poi mentre ero a Chengdu lì
chissa perchè hanno riaperto solo la zona di Tagong e sono andato,
mille volte piu bello e piu vero del ladakh, da ogni punto di vista, e
Tagong è proprio li vicino, quindi se vai piu lontano e in zone meno
famose credo che sia davvero spettacolare. Tra l'altro non servono
permessi e puoi andare da solo. Credo ci vadan molti meno turisti che
in tibet perchè è complicato andarci e poi ci vai facilmente solo
quando i passi sono aperti cioè senza neve con la complicazione che da
maggio a settembre ci sono i monsoni (io son rimasto bloccato un
giorno e mezzo per una frana sulla sichuan tibet higway). Anche per
questo credo che ai cinesi interessi meno la zona, perchè non è molto
frequentata e non potendo loro controllare tutto controllano le cose
piu importanti.
Ecco sarei curioso di andarci e visitarlo per bene!

Ciao
Andrea
Carletko
2011-09-22 15:05:41 UTC
Permalink
Direi di cominciare con il Kunjerab Pass. Qualche foto l'ho messa qua
semplicemtente mitico! :)

Comunque se ti fai un po' crescere la barba diventi uguale a Saleem! ;)))
--
http://album.carloghio.com
http://www.prepaidgsm.net
giumak
2011-09-22 15:08:32 UTC
Permalink
Post by Carletko
Comunque se ti fai un po' crescere la barba diventi uguale a Saleem! ;)))
la stessa cosa se Saleem si radesse! :-)))

ciao

B.
Carletko
2011-09-22 15:25:29 UTC
Permalink
Post by giumak
la stessa cosa se Saleem si radesse! :-)))
ma secondo me è più talebano Andrea, quindi è più facile il contrario! :PP

Carlo
--
http://album.carloghio.com
http://www.prepaidgsm.net
krapp75
2011-09-22 16:04:20 UTC
Permalink
Post by Carletko
Comunque se ti fai un po' crescere la barba diventi uguale a Saleem
Ehhh! E l'avevo la barba lunga ma me la son fatta il giorno prima
apposta!:-)
Comunque diversi mi han detto che mi somiglia! :-)
Alfred Molon
2011-09-22 17:09:41 UTC
Permalink
In article <3b481422-7d7f-4b21-9ce8-
Post by krapp75
e giovani ragazze chioma al vento e
minigonna a mostrare a tutti senza alcun pudore la nera seta dei loro
capelli e il bianco avorio delle loro gambe
E ti lamenti ;-)
--
Alfred Molon
http://www.molon.de - Photos of Asia, Africa and Europe
krapp75
2011-09-26 09:01:11 UTC
Permalink
Post by Alfred Molon
E ti lamenti ;-)
E chi si è lamentato? :-P E neppure i mussulmani mi parevan troppo
dispiaciuti!! :-D
federicoP
2011-09-23 10:27:39 UTC
Permalink
Post by krapp75
Direi di cominciare con il Kunjerab Pass.
.........
.........
Ciao Andrea, ho letto con grande piacere il tuo racconto (e c'era da
dubitarne ?)

Hai il dono di far viaggiare gli altri con te e, questo viaggio in
particolare, che io avevo fatto nel 1993 per la parte pakistana, mi ha
interessato.

Condivido praticamente tutte le sensazioni e le considereazioni che tu
hai fatto, sia riguardo al lato cinese che a quello pakistano.

Quel viaggio mi aveva entusiasmato, un misto di paesaggi, gente e
cultura che mi aveva riempito gli occhi e il cervello, e ora la
memoria.

All'epoca eravamo riusciti ad arrivare fino a Peshawar tagliando in
orizzontale da Gilgit e scendendo poi lungo la valle di Chitral.
Non hai idea di quanto fossimo rimasti affascinati, peccato non
riuscire a raccontarlo come sai fare tu :-)


Grazie, aspettiamo di sapere cosa é successo dopo Gilgit :-)
--
federicoP



-------------------------------
per scrivermi elimina la china
krapp75
2011-09-26 09:05:33 UTC
Permalink
Post by federicoP
All'epoca eravamo riusciti ad arrivare fino a Peshawar tagliando in
orizzontale da Gilgit e scendendo poi lungo la valle di Chitral.
Zona off-limit per adesso e fino alla liberazione cinese! :-)

Credo che sarebbe interessante per te riandarci adesso, chissà che
cambiamenti enormo vedresti, la parte cinese avanti di secoli piu che
di venti anni e quella pakistana probabilmente piu indietro di quando
l'hai vista te!

Ciao
Andrea
federicoP
2011-09-26 11:24:48 UTC
Permalink
Post by krapp75
Credo che sarebbe interessante per te riandarci adesso, chissà che
cambiamenti enormo vedresti, la parte cinese avanti di secoli piu che
di venti anni e quella pakistana probabilmente piu indietro di quando
l'hai vista te!
Non sai quanto mi piacerebbe ritornarci :-)

In realtà il lato cinese lo abbiamo visto nel 2006, in quello pakistano
non siamo più stati.

Ma già nel 93, dalla parte pakistana, i cantieri che facevano
manutenzione o allargavano la strada erano costituiti esclusivamente da
cinesi.....
--
federicoP



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per scrivermi elimina la china
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