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Per non dimenticare....(Lungo PARTE 1)
(troppo vecchio per rispondere)
d***@libero.it
2004-12-02 21:17:28 UTC
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Apprendiamo da scarni notiziari d'agenzia che le salme dei 5
sfortunati partecipanti del viaggio "Burma sconosciuto" della Viaggi
nel Mondo, sono giunte a in aereo a Yangoon. I due sopravissuti hanno
deciso di rientrare in Italia insieme alle salme dei loro amici,
questo gesto nobilissimo vale più di qualsiasi parola. Da parte nostra
esprimiamo ai familiari delle vittime la più sentita solidarietà
perché sappiamo cosa significhi perdere un affetto e disgraziatamente
qualcuno di noi ha già vissuto una tragedia che sembra una fotocopia
di questa, 13 anni fa.
Crediamo che non esista la fatalità strumentalmente intesa come evento
assolutamente imprevedibile avverso al quale l'essere umano nulla
possa. Tutte le disgrazie o gli incidenti sono il divenire di cause,
circostanze e condizioni a cui certamente noi concorriamo anche
inconsapevolmente, il caso inteso come destino fatale ci sembra in
alcuni eventi non invocabile come liberatoria più che da
responsabilità giuridiche o patrimoniali, da responsabilità morali.
La tremenda analogia, per quello che ci è dato sapere ad oggi, tra
questo naufragio e quello che accadde 13 anni fa nelle Filippine, ci
ha profondamente turbato e ci chiediamo continuamente se è stato fatto
il possibile per evitare che tragedie simili non si ripetessero ancora

Per far comprendere a tutti cosa significhi una tragedia del genere e
come si è generata, per demolire infine il mito strumentale della
fatalità, abbiamo deciso di diffondere per la prima volta
pubblicamente, il racconto di una sopravissuta al naufragio delle
Filippine.
AVVERTENZA: nel rispetto della privacy e del dolore dei congiunti, i
nomi adottati sono di fantasia e i passi contenenti alcune descrizioni
particolarmente strazianti sono stati omessi. Per ragioni di
opportunità si è inoltre optato per l'omissione di alcuni fatti
riguardanti una persona scomparsa così come le generalità dell'autrice
di questo racconto.

SOTTO UN CIELO DI PIOGGIA PARTE 1

Filippine, sabato 24 Agosto 1991

Siamo sulle rive del lago Taal. Dopo la traversata da Puerto Galera a
Batangas che è costata sudore e lacrime e vomito a quasi tutto il
gruppo, pochi esclusi, siamo arrivati sulle rive di questo lago. È una
formazione insolita: dentro la caldera del vulcano c'è un lago, dentro
il lago un vulcano, dentro il vulcano un altro lago... che sia la
storia infinita?

Sulla strada verso il Taal ci eravamo fermati a un negozietto a
comprare coltelli. Sembra che siano l'artigianato tipico della zona,
sono senz'altro molto belli e anch'io, ultravaccinata contro i trip da
shopping, avevo ceduto davanti alle loro forme insolite e ne avevo
acquistato uno. Gianni, "l'esagerato", ne aveva scelto uno a metà tra
una scimitarra e una lancia, diceva di essere appassionato di lame e
continuava a cantarne le lodi. Nel solito scherzoso "fammi vedere" "no
non te lo do" qualcosa nel coltello si era rotto, e mi ero impegnata,
in segno di scherzosa sottomissione, a farglielo riparare dai ragazzi
della mia officina. Tra chiacchiere di harakiri, karatè, dimostrazioni
di come si fanno le mosse, "se mi tocchi ancora il coltello ti rompo
tutte le ossa!" si era arrivati al lago Taal.

Il posto scelto per il pernottamento non è di sicuro il grand-hotel.
Due piccole baracche di paglia e bambù, cesso e doccia all'aperto, il
cielo che si rannuvola e minaccia ancora pioggia. Si dormirà in terra,
sette di qua e otto di là. C'è la solita corsa per dormire con chi ci
è più simpatico. Sono fortunata. Si ricompone il gruppetto degli
"indivisibili" e cioè Corrado, Alessandro, Anna, Mario e io. Ci sono
anche Paolo e Marta. Negli ultimi giorni si è creata questa banda dei
cinque, siamo sempre insieme, abbiamo più o meno la stessa età, ci
siamo simpatici e già progettiamo altre vacanze e futuri incontri con
i nostri compagni di vita che non ci hanno seguito in questo viaggio.

Depositati in fretta i bagagli partiamo, prima che arrivi il
temporale, per l'escursione sul vulcano-isola. Saltiamo tutti quanti
dentro a una di queste barche così tipiche della zona, lunghe piroghe
con i bilancieri di fuori. Le acque del lago sono calme anche se il
tempo non promette niente di buono, ma siamo fortunati e la pioggia
non arriverà. L'escursione è molto piacevole, il gruppetto guidato da
Gianni sbaglia strada verso la vetta e dobbiamo mandare qualcuno a
cercarlo. È l'occasione per goderci qualche momento in più sull'orlo
del cratere da cui si gode un panorama stupendo. Sulla via del ritorno
Stefania continua con le sue chiacchiere che ormai sono diventate uno
stress per tutti. Federica e io, che forse meno degli altri
sopportiamo il suo continuo parlare e vorremmo goderci il panorama in
silenzio, ci scambiamo occhiate che significano "la butti in acqua tu
o lo faccio io?" Nell'indecisione ci accendiamo una sigaretta.
Dopo cena la banda dei cinque parte all'esplorazione dei dintorni.
Troviamo il sempre presente gruppetto di filippini-con-chitarra e con
loro ci fermiamo un po' a cantare e chiacchierare; poi, tutti a nanna.
Sono un po' scomoda sul pavimento di canniccio, Corrado ronfa come un
mantice, Alessandro ha quel russare strano da gatto strozzato e ci si
mette pure il temporale. Non riesco a prendere sonno, Mario si rigira
continuamente e alla fine va a dormire fuori, sul "balcone". Alla
fine, tra un pensiero e l'altro, mi addormento.

Domenica 25 Agosto 1991

Alle sei sono già in piedi. Ho dormito poco e appena viene la luce mi
alzo e vado in cerca di cibo. Dopo colazione ci stipiamo nella jeepney
e prendiamo la strada verso le gole di Pagsanjan "dove Coppola ha
girato Apocalypse now", ormai ce lo diciamo sempre in coro. Siamo un
bel gruppo, anche se la difficoltà del vivere gomito a gomito da ormai
tre settimane comincia a farsi sentire. Sono nati già i primi
dissapori, le prime tensioni, i primi inevitabili contrasti, le velate
critiche e i meno velati litigi. Del resto in tutti i viaggi c'è la
crisi della "terza settimana", ed è comprensibile che la stanchezza
faccia vittime anche tra i più avvezzi a questo modo di viaggiare.

Gianni, che è il nostro capogruppo, vorrebbe saltare l'escursione alle
gole di Pagsanjan. Dice che il posto è troppo turistico e sicuramente
sarà un puttanata, ma ci opponiamo. La gita è consigliata da tutte le
guide e anche noi vogliamo andarci. Tra una chiacchiera e l'altra, una
canzone e l'altra arriviamo alle gole. Il primo approccio dà ragione a
Gianni, il posto è pieno di giapponesi-con-videocamera e
ricchi-filippini-in-vacanza. Saliamo su delle piroghette strette e
lunghe, tre per piroga, con due barcaioli uno davanti e uno dietro. Si
forma una carovana di canoe trascinate da un motoscafo, e iniziamo a
risalire la corrente. Per una mezz'ora il paesaggio è assolutamente
insignificante, e comincio a pensare che Gianni avesse ragione: soldi
e tempo buttati via. Poi il motoscafo si stacca i due barcaioli
iniziano a pagaiare e trascinare di peso le canoe e noi che ci siamo
dentro su per le rapide.

La gola si stringe, ormai è solo la larghezza del fiume, e diventa di
una bellezza da togliere il fiato. La vegetazione sul fianco del
canyon è lussureggiante, dietro a ogni ansa si apre la visuale su
cascate di tutte le dimensioni e con tutti i colori dell'arcobaleno.
Siamo fortunati, è uscito un po' di sole e gli effetti di luce sono
bellissimi. Fiori e uccelli di ogni dimensione, rivoli d'acqua, sembra
il paese delle fate. Dove la gola ha termine c'è una cascata
imponente. Le piroghe vengono tirate all'asciutto, e per chi vuole
provare il brivido ci sono gli zatteroni che fanno il tour sotto il
salto d'acqua. Qualche temerario decide di partire. Sulla prima
zattera siamo io, Gianni, Federica, Mario e Franco. La zattera viene
tirata sotto la cascata, noi ci reggiamo a una corda, ci siamo! Uauhh
che freeddaaa! "Quasi quasi mi scappa la pipi." Non riesco a tenere
gli occhi aperti, la forza dell'acqua mi strappa quasi il costume.

Dietro il salto d'acqua c'è una pozza dove facciamo il bagno, e poi
via, di nuovo sotto la cascata. Torniamo entusiasti, quasi pronti per
un altro giro. Si sta facendo tardi, e si inizia la discesa. Le canoe,
che all'andata dovevano essere issate di peso sulle rapide, adesso
corrono veloci. Sembra di essere a Acquafan, siamo infradiciati e
ridiamo come bambini. Dietro una curva la canoa che portava Stefania,
Cinzia e Franco si è rovesciata, e i tre naufraghi stanno in piedi su
un masso e imprecano come marinai. Noi passiamo via veloci e facciamo
le boccacce.

Arriviamo allo sbarco, siamo bagnati zuppi ma non c'è possibilità di
cambiarci. Qualcuno cerca di raggiungere il proprio bagaglio caricato
sull'imperiale della jeepney e Gianni si infuria, dice che è tardi e
non sappiamo neanche sopportare un po' di disagio. Così come siamo,
rimontiamo sulla jeepney alla volta di Manila. In un paesino lungo la
strada due bambini saltano sul gradino dell'auto e ci mettono in mano
delle scatole tipo quelle da pizza. Sarà che abbiamo una fame da lupi,
ma ne acquistiamo al volo sei o sette senza guardarci dentro. Ahinoi,
ovviamente pizza non è: sono torte di mele e neanche tanto buone, ma
la fame è tanta che spariscono in tre secondi. È quasi buio e
ricomincia a piovere. Siamo ancora tutti zuppi e altra acqua entra dai
finestrini. Ho un freddo cane ma non so cosa mettermi addosso.
Comincio a sentire la stanchezza della notte quasi insonne e pregusto
l'arrivo all'hotel dove potrò finalmente asciugarmi e cambiarmi.

Gianni propone di non andare in albergo ma rimanere in aeroporto in
attesa del check-in per Palawan, previsto per la mattina dopo alle 4.
Dice che è inutile sprecare soldi per qualche ora in hotel, e che è
meglio lasciare i bagagli in deposito all'aeroporto, andare a
divertirsi in città e poi tornare lì e arrangiarsi come si può. Non
sono d'accordo, sono stanca per non aver dormito molto al lago Taal,
sono bagnata fradicia, ho freddo e voglia di roba asciutta, non ho
voglia di andare in città né di divertirmi, voglio solo lavarmi e
andare a dormire. Mario, Anna e un altro (non ricordo chi) mi danno
ragione. Gianni dice che se non siamo disposti a qualche scomodità non
dobbiamo viaggiare con Avventure nel Mondo (l'agenzia che ci ha
organizzato il viaggio), io ribatto che le scomodità gratuite non mi
vanno bene, non sono masochista e sono grande abbastanza per cercarmi
da dormire da sola. Tra botta e risposta siamo all'aeroporto. Vado a
cercare un taxi che mi porti a qualche hotel in zona. Sono le otto di
sera e sta diluviando. Quando torno trovo altri sette che vogliono
andare in albergo, lì ai voli nazionali non c'è deposito bagagli, le
sale sono allagate, anche i miei compagni cominciano a sentire la
stanchezza e il disagio.

Noi quattro siamo pronti per partire, ma gli altri dicono di aspettare
che vengono con noi. Stanno cercando altri taxi, sul piazzale c'è
confusione e la pioggia battente non aiuta. Anch'io come i miei
compagni comincio ad innervosirmi, sono stanca morta e ho bisogno di
andare in bagno. Gianni è incazzato nero: "Siete dei rammolliti, non
vi sapete adattare, siete un gruppo del cazzo! Prima dite una cosa e
poi cambiate idea, mi avete rotto i coglioni! Andate affanculo!" Non
capisco perché si stia tanto a scaldare, nessuno gli ha chiesto di
venire, abbiamo i taxi pronti e non abbiamo bisogno che ci accompagni
per mano. Partiamo. Appuntamento alle 4 per il chek-in. Federica,
Alessandro, Tonino, Gianni e i loro bagagli rimangono, noi undici e i
nostri bagagli ce ne andiamo. Tra una storia e l'altra fino alle 10
non siamo sistemati, poi cena e a letto.

Lunedì 26 Agosto 1991

Sveglia alle 3.30 ho dormito sì e no quattro ore, ho la nausea e
vorrei dormire ancora. Il pulmino dell'hotel è pronto per portarci
all'aeroporto, alle 4 siamo là. Troviamo gli altri quattro: sono
sfatti. Non hanno dormito: durante la notte si è scatenata una bufera
violenta, pioveva quanto Dio la mandava e pioveva anche dentro
l'aeroporto. Alessandro mi dice che lui, Tonino e Federica hanno
passato quasi tutta la notte sdraiati sui bagagli con gli ombrelli
aperti per ripararsi un po', e si erano pentiti di non averci seguito.
Gianni è andato in giro per i casinò di Manila, ed è appena arrivato.
È ancora incazzato nero, ha gli occhi rossi e a malapena ci parla.
Dice che siamo in ritardo, che l'appuntamento era alle 4, ecc. ecc.
Alle 4 noi eravamo all'aeroporto, ma la coda ci ha bloccati fuori
dalle sale d'imbarco.

Non riesco a capire il suo atteggiamento, lui ha fatto quello che
voleva, noi anche, ognuno ha la sua carta d'imbarco, non vedo il
problema. La storia del ritardo mi fa anche un po' infuriare, visto
che a causa del suo ritardo la settimana prima avevamo perso il
traghetto di linea da Batangas a Puerto Galera e avevamo fatto la
traversata su una barca di pescatori. Il mare fuori dalla baia era
mosso e verso la fine del tragitto era anche scoppiato l'ennesimo
temporale. Alcuni erano stati male, e i bagagli si erano completamente
inzuppati. Lui si divertiva come un matto, aggrappato al palo di prua,
e diceva che i traghetti non erano per "avventurieri". "L'importante è
arrivare, e abbiamo anche speso meno!"

Questo suo atteggiamento da "avventura" a tutti i costi cominciava un
po' a disturbarmi. Sono una persona che si adatta, ma le scomodità e i
rischi a tutti i costi non mi vanno bene. Senz'altro il rischio a
volte fa parte del gioco, e il viaggiare in questi posti non offre
certo le garanzie che un europeo medio si aspetterebbe. Ma cercare le
soluzioni più scomode e difficili solo per il gusto travisato
dell'avventura non rientra nei miei canoni di viaggiatrice. Purtroppo
questo è invece un atteggiamento abbastanza comune di chi viaggia con
"Avventure", quasi che, solo per il fatto di essere turista bianco in
vacanza, fossimo protetti da tutti i guai che affliggono gli abitanti
dei luoghi che andiamo a visitare.

Finalmente saliamo sull'aereo e lasciata Manila il cielo si rasserena.
Atterriamo a Puerto Princesa, sono le sette del mattino e c'è già un
caldo afoso. Federica, la ragazza di Gianni, mi dice che la sera
prima, a Manila, hanno incrociato un altro gruppo di Avventure nel
Mondo che era appena tornato da Pangalusian, l'isola a cui anche noi
siamo diretti. Hanno detto loro che il posto è stupendo e i gestori,
Rebecca Gordon e la sua famiglia, molto disponibili. Hanno anche detto
che la traversata è "da vomito", ci si bagna e hanno avuto paura. Lei,
che non sa nuotare e soffre il mal di mare, è un po' preoccupata.

Cerco di attaccare bottone con Gianni, gli scazzi non mi vanno, stiamo
per cominciare l'ultima settimana di vacanza e non mi sembra il caso
di alimentare malumori. Capisco che possa essere un po' nervoso,
questo genere di viaggio porta ad essere gomito a gomito per tutto il
tempo, e noi siamo in giro da ormai 20 giorni. Anch'io comincio a
sentire la stanchezza della convivenza forzata e l'idea di una
settimana fermi su un'isola, con possibilità di escursioni rilassanti
e di dolce far nulla mi attira molto. Gli chiedo se a Manila si è
divertito.
- Sì, ho anche vinto 300 dollari al casinò, e a voi come è andata?
- Bene, abbiamo trovato un hotel migliore dell'Aurelio e costava un
po' meno. Li metti in cassa comune i 300 dollari?
- Non ci penso neanche!!"
e gli scappa un mezzo sorriso. Ma c'è ancora tensione, è stanco morto.

Mentre saliamo sulla jeepney mi dice:
- Ho pensato di non dormire a Tay Tay stanotte, appena arrivati
all'Embarcadero cerco una barca per Pangalusian, ci facciamo tutta la
tirata oggi e domattina siamo già là; possiamo dormire quanto ci pare.
Che cosa ne pensi?
- Boh, per me va bene, senti in giro se va bene anche agli altri.

Il discorso muore lì, non sto a chiedergli se sarà possibile partire
subito, se comporta problemi o dove si trovi Pangalusian. So che è
un'isola, ma non so di preciso dove sia. So già che la risposta di
Gianni sarebbe: "Guarda la maglietta".

All'inizio del viaggio, Gianni ci aveva detto in più di una occasione:
"Devo ricordarmi di chiedere a Vittorio [il titolare dell'agenzia
Viaggi nel Mondo] di farmi fare una maglietta con su scritto: NON FATE
DOMANDE DEL CAZZO AL CAPO-GRUPPO". Spesso, alle nostre domande, faceva
il segno di guardare la sua maglietta. Se all'inizio il gioco era
divertente, con l'andare del tempo ci aveva un po' stufato perché per
lui erano quasi tutte "domande da maglietta"; anche quelle che si
riferivano alla gestione del viaggio.

L'itinerario che stavamo percorrendo era del tipo "autogestito", dove
tutti i partecipanti sono tenuti a collaborare per la riuscita del
viaggio. Essendo però solo lui in possesso delle relazioni e delle
informazioni concernenti contatti da prendere, nomi di corrispondenti
locali, modalità di trasferimento, eventuali problemi incontrati dai
gruppi che ci avevano preceduto ecc., per forza di cose era a lui a
cui dovevamo porre le domande. In alternativa al "guarda la maglietta"
spesso ci diceva: "Ci sei mai stato tu qui? Io neanche" e se questo
rispondeva a verità restava il fatto che le relazioni le aveva solo
lui, e non ce le aveva date da consultare.

Non ho voglia di discussioni, la distensione non è ancora completa.
Dopo una mezz'ora di viaggio il caldo dentro la jeepney è
insopportabile. Al primo rallentamento ne approfitto, esco dal cassone
e mi arrampico sull'imperiale; mi stendo sui bagagli e mi godo il
panorama. Dopo una mezz'oretta arriva anche Alessandro, ci mettiamo
comodi e ci guardiamo intorno. Il paesaggio è stupendo, molto diverso
dalle isole che avevamo visitato in precedenza. È un rincorrersi di
baie e calette, rocce nere e mare azzurro, e in contrasto montagne
altissime coperte di foreste. Passiamo qualche villaggio dove la gente
ci saluta. Il tempo è bello e a giudicare dalla polvere che c'è in
giro non piove da molti giorni. Ci sono alberi enormi, uccelli e fiori
coloratissimi.

La strada a tratti si arrampica, poi giù a rotta di collo, e per noi
che siamo là in alto è come essere sulla giostra. A uno a uno anche
Mario, Corrado e Anna ci raggiungono sull'imperiale, siamo di nuovo
noi cinque; ormai è pomeriggio, il sole batte implacabile e, per la
prima volta da quando è iniziato il viaggio, siamo accaldati e un po'
ustionati. Da quando questa vacanza è iniziata il tempo è stato
inclemente. A parte i primi cinque giorni di cielo sereno eravamo
stati accompagnati da violenti temporali e raffiche di vento
fortissime, molte escursioni erano state compromesse dal maltempo e
l'apoteosi si era raggiunta a Mindoro, con dieci giorni di pioggia
incessante. Dedicarci un po' alla tintarella ci sembra quindi
doveroso, gli occhi mi bruciano per il sole e il vento, e quando ci
fermiamo per una foratura vedo gli altri, che hanno viaggiato
all'interno della jeepney, completamente bianchi di polvere.

Alle 4 arriviamo all'Embarcadero. Siamo stravolti per il lungo viaggio
- otto ore - e ancora di più lo sono quelli che hanno viaggiato
all'interno dell'auto. Ci fermiamo su una piazzetta di questo
villaggio di cui non conosco il nome, siamo vicini a un fiume e Gianni
ci dice di aspettare lì che va a cercare la barca. Dice di rimanere
sul mezzo, che c'è poco tempo e non ci dobbiamo sparpagliare. Torna
poco dopo: "Cominciate a scaricare i bagagli, si parte subito. La
barca segnalata dalla relazione non è disponibile, è rotta. Ne ho
trovata un'altra, penso che sia un po' più piccola, ma sono disposti a
partire subito. Questa qui ci costerà anche 300 pesos [15.000 lire] in
meno di quanto hanno speso gli altri; sono o non sono bravo?".

La barca effettivamente è piccola, sarà lunga 9 metri, con i
bilancieri che sporgono dalle parti, forse di 2 e mezzo/tre metri per
parte. Ha una stiva dove a malapena ficchiamo tutta la roba, due
zainetti rimangono fuori e li avvolgiamo in una cerata. Vista
l'esperienza del trasferimento da Batangas, mi tolgo i vestiti e li
metto, insieme alla sacchetta dei soldi e alla macchina fotografica,
nella borsa a tenuta stagna che lego a un palo della barca. Rimango in
costume e maglietta. C'è caldo e la traversata è breve. La barca è un
po' diversa dalle altre prese in precedenza: è sempre una piroga a
bilanciere, ma invece di avere i sedili di traverso per la larghezza
della chiglia questa ha la parte inferiore completamente adibita a
stiva e per i passeggeri hanno messo due panchine nel senso della
lunghezza. La vernice gialla delle panche è ancora fresca, e stendiamo
dei fogli di giornale per evitarci il culo a strisce.

Io sono seduta per prima verso prua, sul lato destro. Siamo cinque per
parte, ho di fianco Anna, di fronte: Mario, Federica, Gianni, e mi
sembra Stefania e Enrico; in tre si sistemano sotto l'albero, Franco e
Cinzia sul coperchio del motore, più indietro. I due barcaioli, uno è
poco più di un bambino, sono tra i tre e i due.

La partenza non è da manuale: la barca, evidentemente troppo carica,
si impantana sul fondo del fiume. Alessandro, Gianni e Corrado
scendono assieme ai barcaioli per spingerla fuori. Il fondo del fiume
è melmoso, risalgono brontolando inzaccherati fino alla vita e
schifati dalla poltiglia che hanno pestato. "Questa è morda di
prim'ordine!" Avevamo battezzato "morda" quell'incrocio tra la mota e
la merda che si formava, a causa delle piogge battenti, sulle strade e
i sentieri delle isole di Luzon e Mindoro. Praticamente quello che
avevamo pestato in tutte le escursioni precedenti. Alla fine riescono
a far muovere l'imbarcazione e si parte.

Per circa un'ora scendiamo la corrente, ci sono un sacco di uccelli
mai visti, piante strane con le radici affioranti, scimmiette che
saltano da un ramo all'altro; ci guardiamo intorno incuriositi e molto
rilassati. Poi il fiume si apre e diventa fiordo, l'acqua si increspa
un po', la prua solleva qualche spruzzo e io che sono davanti in poco
tempo sono fradicia. Federica indossa un k-way rosso e le chiedo di
tenermi in tasca gli occhiali; tanto, schizzati come sono, non servono
a niente. Alessandro mi presta il suo ombrellino giallo, il mio è
scivolato nel fiume durante l'operazione di disincagliamento, e lui si
ficca sotto la mantellina insieme alla Anna. A Mindoro, vista la
pioggia incessante, ci eravamo comprati degli ombrellini colorati e
facevamo a gara a chi riusciva a scovare quelli dalle tonalità più
brillanti. Anche Marta indossa un k-way rosso, la invidio un po', io
sto tremando di freddo. Cerco di ripararmi dietro l'ombrello ma le
gambe nude sono fuori e ormai sono ghiacciate.

Dopo un'altra ora di navigazione ci fermiamo a un villaggio, credo
Liminangcong, e i barcaioli ci dicono che vanno ad acquistare della
vernice per rifare le panchine che abbiamo rovinato con i giornali, e
di non scendere che tornano subito. È quasi buio, il villaggio
comincia ad illuminarsi. Ho fame e freddo, sono bagnata e speravo che
questa fosse Pangalusian, e invece non siamo ancora arrivati. Poco
dopo ripartiamo. Il mare qui si fa più increspato, mi sembra che si
balli di più, ma non fa le "ochette". I barcaioli fanno spostare due
persone dalle panchine, dove rimaniamo 4 per parte, e cercano di
appesantire la poppa. Ma si sente che il motore fatica a spingere la
barca. Siamo troppo carichi.

Ci accendiamo un'altra sigaretta e chiedo a Gianni se manca ancora
tanto, e se i Gordon di Pangalusian sanno che arriveremo in serata;
gli faccio notare che è praticamente buio e mi pare che ci stiamo
dirigendo verso il mare aperto, mi sembra sia un po' rischioso e forse
era meglio non partire, o magari tornare al villaggio appena lasciato,
o almeno avvisare i Gordon che siamo in strada.

Ormai manca pochissimo, dice, forse mezz'ora, forse meno, di non
preoccuparmi che siamo quasi arrivati e che i Gordon sono famosi per
gli spaghetti all'amatriciana. "Quante storie che fai sempre, tra
mezz'ora siamo a tavola, mi hanno detto che il posto è stupendo, è
un'isoletta tutta per noi, con i bungalow sotto le palme, e ci
facciamo cinque giorni a pancia all'aria." Sono le sette meno un
quarto, sento gli altri che canticchiano, la barca ogni tanto sbatte.

Riguardo l'orologio, sono stufa e non vedo l'ora di arrivare. Sono le
sette meno cinque e ci siamo appena lasciati alle spalle uno scoglio.
Vedo sul mare due barche simili alla nostra che viaggiano in direzione
opposta, verso il villaggio che abbiamo lasciato. Un'altra più piccola
ci supera e il tipo ci saluta con la mano. Guardo in su, c'è un po' di
luna e sul nostro albero ci sono due lucine, una verde e una rossa. Mi
chiedo come faranno a vedere il mare, senza fari o altra
illuminazione, ma poi mi dico che ci saranno abituati. Sono un po' in
ansia, le barche non mi sono mai piaciute tanto e ancora meno mi piace
viaggiare di notte.
~ § ~
Un'onda un po' più alta delle altre fa inclinare la barca sul lato
destro, quello verso terra. Io sono davanti, vedo il bilanciere dalla
mia parte affondare completamente e l'altro uscire dall'acqua in modo
strano. La barca scricchiola tutta e mi aggrappo forte allo schienale
della panchina; mi giro per vedere se gli altri sono allarmati. Tutti
tranquilli tranne Stefania, che un po' di mare ne capisce, e comincia:
"Questi cretini non sanno neanche portare la barca, stanno prendendo
tutte le onde sul fianco, ma bisogna tagliarle non andare avanti così,
ma chi gli ha insegnato ad andare per mare!" Penso: ma quanto rompe
questa, sempre a brontolare, se fanno così sapranno quello che fanno,
la barca è loro. Un attimo dopo la barca si inclina di nuovo, ma un
po' più di prima; vedo Mario, Gianni e Federica, che mi sono seduti di
fronte, schizzare sopra la mia testa. La barca è tutta sbilanciata
sulla destra, cerco di reggermi ma scivolo in mare. Mentre vado giù mi
dico: "i soliti scemi sono finiti a mollo ma guarda te" e cerco di
trattenere, con le dita dei piedi, le ciabatte infradito che avevo
comprato appena prima di partire.

"Meno male che ho dato gli occhiali alla Federica altrimenti qua li
perdevo" penso, e do due bracciate per tornare su. Non sono
spaventata, l'acqua non mi fa paura e penso già che risaliti sulla
barca si ripartirà e pace per le ciabatte che se ne sono andate.

Quando riemergo la barca è completamente in verticale sul mare, il
bilanciere sinistro è come un traliccio che si erge sull'acqua, poi,
quasi al rallentatore, si schianta a un pelo dalla mia testa. Lo
afferro e mi guardo intorno. La barca è capovolta; sulla mia sinistra,
anche lui aggrappato al bilanciere, c'è Mario; sulla destra altre
persone che non riconosco. È buio e sono senza occhiali. Ho come un
black-out e quando mi risveglio Mario è seduto sulla chiglia
rovesciata, insieme a Marta e Tonino. Mi urlano di andare anch'io là,
sono scalmanati. Non capisco tanta agitazione, so nuotare bene. Non
capisco più niente, vedo solo la barca rovesciata e penso che siamo
nella merda fino al collo.

A poco a poco mi ritorna l'audio, sento il motore che si sta
spegnendo, sento puzza di nafta, sto galleggiando in una chiazza di
carburante che mi rende viscida, mi schiaccia i capelli sul viso e mi
fa bruciare gli occhi. Sono ancora lì aggrappata al bilanciere e mi
scoppiano nella testa le voci in preda al panico "ELISA, ELISA PERDIO
RISPONDI! DOVE SEI?" "FEDERICA! AGGRAPPATI ALLA MIA MANO! STAI QUI SUL
BILANCIERE E NON MUOVERTI". Do due bracciate, raggiungo la chiglia e
Mario e Marta mi tirano su.

Comincio anch'io a urlare, adesso ho capito. "ANNA ANNA DOVE SEI? CI
SEI? QUALCUNO HA VISTO LA ANNA? CAZZO! DOV'È L'ANNA?" "SÌ C'È! È QUI
DAVANTI." Tiro un sospiro di sollievo. Noi due ci eravamo conosciute
in un altro viaggio, nell'88, ed eravamo partite insieme. Al momento
del ribaltamento era sotto la mantellina con Alessandro.
Fortunatamente lui è riuscito a sgusciarne fuori, mentre lei è rimasta
impigliata con il tessuto al bilanciere. Se la vede brutta, cerca di
liberarsi ma non ci riesce; è bloccata sott'acqua. Finalmente riesce a
sfilarsela da sopra la testa ma non capisce in che direzione deve
nuotare per trovare l'aria, è il panico. Gianni la vede ancora sotto e
la tira su.

Facciamo l'appello, tutti rispondono. Franco ha bevuto di brutto, ha
lo stomaco pieno d'acqua e nafta, vomita e tossisce continuamente, non
riesce a parlare. Alcuni sono cavalcioni della chiglia, altri ancora
aggrappati al bilanciere. Io sono a poppa, che il peso del motore
tiene semisommersa. Il primo è Tonino, che affiora dal petto in su.
Poi c'è Mario, poi io. L'acqua mi copre fino all'inguine, qualche onda
più alta arriva a sommergere anche me fino al petto. Dietro di me
Marta, poi Franco, poi non so, sono girata verso il motore e non vedo
chi gli sta dietro. Forse Cinzia. Sul bilanciere scorgo Gianni,
Federica, Corrado Enrico e Elisa. Staranno lì ancora un bel po'.
Federica e Elisa non sanno nuotare, e sono terrorizzate. La distanza
tra il bilanciere e la chiglia è maggiore della lunghezza delle
braccia aperte, non sarà semplice riportarle su. Anche Marta e Cinzia
non sanno stare a galla; Franco se la cava solo con le pinne,
Alessandro fa quello che può. Avevo passato un mezzo pomeriggio a
insegnargli un po' di stile libero, so per certo che ha grosse
difficoltà, anche se riesce a tenersi a galla. Mario vede una tanica
vuota, la afferra e me la mette in mano.
- Tienila ben stretta e non mollarla per nessuna ragione. È la nostra
unica salvezza se la barca va giù.
- Ma non ha il tappo!
- Guarda, chiudiamo il buco con la maglietta e vedrai che ci tiene a
galla.
Mi sembra allucinato, ma forse sono io ad esserlo. Penso che se la
barca va giù quella tanica non ci porterà da nessuna parte, la riva è
lontanissima e non possiamo attaccarci in diciassette a una tanica. Ma
ho voglia di credergli, e la tengo stretta.
Marta dietro di me alterna singhiozzi isterici a barzellette, dice
"Questa quando la racconteremo sarà grossa" e mi dice del divano
azzurro che vuole comperare per la casa che sta ristrutturando, ed è
ansiosa di vederla finita. Ho voglia di credere anche a lei, ho voglia
di credere a tutto quello che è positivo. Mi faccio forza con la sua
forza, lei non sa neanche stare a galla. Alcuni giorni prima ci
raccontavamo i nostri sogni ricorrenti, io le raccontavo il mio -
un'onda gigantesca che travolge tutto e mi lascia illesa - e lei mi
raccontava il suo: morire annegata. È strano come tutto questo si sia
avverato sul serio. Che il nostro destino sia veramente già deciso
prima?

Arriva un'onda e mi strappa dalle mani la tanica. Il barcaiolo che sta
sul bilanciere riesce ad agguantarla. Mario si infuria, dice che era
nostra e adesso se l'è presa quel cretino. Io non me la prendo, con
tanica o senza tanica nella merda ci siamo e basta. Non riesco a
pensare a niente, ho come un vuoto nella testa. Le uniche cose che mi
vengono in mente sono "Ma queste cose succedono veramente? Ma sono
davvero io questa qui cavalcioni di una barca rovesciata in mezzo al
mare? Mi sveglierò da questo incubo?" Considero che nessuno sa che
siamo qui, nessuno sa della nostra presenza e della nostra
destinazione; chissà dove ci porterà la corrente. Se mai qualcuno ci
verrà a cercare non saprà dove farlo.

Il nostro rientro in Italia è previsto per il 3 settembre, mancano
ancora 8 giorni prima che i nostri si accorgano che non siamo tornati.
E tra 8 giorni dove saremo? E penso a Fogar, a quello che lui deve
aver pensato quando era naufrago, e chissà se i nostri pensieri sono
uguali. Davanti a me vedo in lontananza le luci di Liminangcong e la
sagoma di un isolotto, questi panettoni così caratteristici della zona
di El Nido. Dietro a me un promontorio tutto scuro. Mario mi è seduto
di fronte, faccia a faccia, lui ha ancora gli occhiali e guarda il
promontorio, dice "Ci stiamo avvicinando alla costa, non guardare, ma
ti assicuro che ci stiamo avvicinando. Eh cazzo! Le luci là in fondo
sono più piccole adesso, stiamo proprio andando verso quella
montagna."

Anche Marta gli dà ragione e mi sforzo ancora di credere alle loro
parole. A me invece sembra che il panettone si stia avvicinando,
quindi che ci stiamo dirigendo dalla parte opposta. Dico a Mario di
abbracciarmi, di starmi vicino. Ho paura.

Sul davanti sono riusciti a portare Federica e Elisa sulla chiglia,
ormai siamo tutti in fila uno dietro l'altro. Gianni si muove sul lato
della barca, ci chiede come va, ci dice di farci coraggio che una
soluzione la troviamo. Anche lui ha bevuto e continua a tossire. I
barcaioli e i miei compagni che stanno a prua cominciano a remare con
la tanica e con le mani, il mare è calmo, solamente qualche onda un
po' più alta mi sommerge ancora.

Tremo di freddo e batto i denti, e quando l'acqua mi copre è come un
sollievo: è così calda. Ogni tanto esce la luna e illumina intorno.
Vedo quelli davanti che remano ancora, mi sembra così stupido. Dove
pensano di andare? Oramai sono completamente sfiduciata, tutto mi
sembra inutile, penso che questo gioco non mi piace più, non mi
diverto più, è ora di smetterla, basta, andiamo a casa.

Poi eccolo! Un rombo di motore, sempre più vicino.
- ASCOLTATE! Una barca si sta avvicinando!
- SÌ GUARDA, si vedono le luci, vedi?
- Ma sì, sta venendo qua! Ragazzi urlate tutti, forza: EEEHHIII -
AIUTOOO - SIAMO QUI!
- FORZA CON QUELLA PILA, FATEVI VEDERE!
- URLATE DAI!! UNO DUE TRE: EEEHHHIII!!
- CAZZO VIENE QUI! CI HANNO VISTI, URLATE ANCORA FORTE, TUTTI INSIEME!
- SÌ VIENE VERSO DI NOI! SIAMO SALVI!
- CI RIMORCHIERANNO A RIVA, URLATE ANCORA!! FORZA!!

Guardo l'orologio, sono le otto. È stata l'ora più lunga della mia
vita, ma è finita.

La barca continua ad avvicinarsi, è a trenta metri, forse meno, poi
vira e si dirige in mare aperto. Non è possibile, è peggio di un film
del terrore, basta, cambiate canale, fatela tornare indietro!
Ricominciano i singhiozzi di terrore, poi il silenzio. Nessuno ha più
voglia di parlare.

Il promontorio si sta davvero avvicinando, ormai lo vedo anch'io, ci
credo sul serio. Adesso riesco a scorgere, alla mia destra, un
gruppetto di rocce che prima non vedevo e mi sembra che gli stiamo
sfilando davanti. Mi metto tranquilla, stiamo andando proprio verso la
montagna, la corrente ci sta spingendo contro la costa, basta
aspettare. Guardo l'ora, sono le dieci e siamo a trenta/quaranta metri
dalla riva. Riesco a scorgere una scogliera frastagliata, spuntoni di
roccia; davanti a noi sulla sinistra uno scoglio fatto a panettone e,
dietro, la montagna. Mi rendo conto che l'approdo non sarà facile,
fosse stata almeno una spiaggia porca puttana. Qui qualcuno si farà
male senz'altro.

Mi prende la nausea, forse è la tensione che sta un po' calando.
Forza, siamo a riva, ormai manca poco, la punta dell'albero comincia a
grattare sul fondo. Ho dei conati ma non esce niente, siamo digiuni
dalla sera prima. La barca a poco a poco si gira, adesso noi a poppa
siamo i più vicini alla riva. Stiamo ruotando, ma cazzo, perché non ci
avviciniamo? Quand'è che arriviamo? Perché l'albero non gratta più? Ma
ci hanno ancorato?!?

Ma non potevano lasciarci arrivare a riva? La barca sicuramente si
sarebbe rovinata, qualcuno si sarebbe forse fatto male, avremmo perso
i bagagli ma almeno saremmo stati sulla terra ferma, con tutti questi
che non sanno nuotare. Non riesco ancora a capacitarmi per questa
scelta, ma d'altra parte, mi dico per l'ennesima volta, sapranno
quello che fanno. La mia testa non è più molto in grado di ragionare,
e mi affido all'esperienza di chi da queste parti ci è nato.
Dall'altra parte della barca si discute e vedo il più anziano dei
barcaioli che prende la tanica, la pila e nuota verso terra. Si dirige
sulla destra, lontano dal panettone. La costa dove si sta dirigendo
sembra più accessibile, lo vediamo nuotare, poi un segnale con la pila
e la luce scompare tra la vegetazione. Bene, è andato a chiamare i
soccorsi. Siamo ancora in acqua, ma presto sarà finita.

Quasi quasi vado a riva anch'io, beh no, è troppo lontana, è buio, ho
paura, e poi lascio qui gli altri? E poi sono sicura di arrivarci o mi
vado a cercare rogne? E se mi viene un crampo? Non mangio da ieri,
magari non ce la faccio. E come faccio a vedere qual è il punto
migliore per salire sugli scogli? Lui è andato a destra, ma arrivare
là è più lontano, magari se taglio dritto c'è meno da nuotare. Ma
accidenti, che cosa ci trovo poi là? Ci sarà la possibilità di salire
o mi tocca tornare indietro? No, sto qui e aspetto.

Siamo tutti seduti sulla chiglia quando un'ondata tira giù metà della
gente. Nuovamente delle urla: "Presto, tirate su quelli che sono in
acqua, aiutateli a venire su! Cristo! Datevi da fare! Non si può
lasciarli lì!" Afferro Federica e la tiro su, arriva un'altra ondata e
finiamo tutti dentro di nuovo.
Mi aggrappo alla barca, mi ci risiedo; vedo qualcuno sul bilanciere.
Ci sono Marta, Federica, Gianni e Anna. […]
Arriva un'altra onda, ricasco in acqua. Sono ancora lì che cerco di
tornare su, sento Gianni urlare: "AIUTO! STO ANDANDO VIA! AIUTATEMI
AFFOGO! AIUTATEMI AFFOO..." lo vedo allontanarsi con le braccia
alzate, sono troppo lontana non posso fare niente, penso a Federica:
non deve guardare, non deve vedere "FEDERICA PRESTO TI TIRO VIA DAL
BILANCIERE! DAI CE LA FAI CE LA FAI! CE LA FAI TI DICO! PRENDI LA MIA
MANO DAI ATTACCATI!" Continua a guardarmi, poi a cercare Gianni, poi
mi riguarda. Alla fine si stacca e riesce ad afferrare la mia mano. La
spingo sul relitto, io sono ancora in acqua "GIANNI! GIANNI! Dov'è
finito Gianni? ANDATELO A PRENDERE!"

Chiamo Marta ancora sul bilanciere "DAI DAMMI LA MANO! FAI COME
FEDERICA DAI CE LA FACCIO A PRENDERTI! LASCIATI ANDARE E ATTACCATI
ALLA MIA MANO! VENGO PIÙ VICINA, AFFERRAMI!" non so come, ma riesco a
riportare su anche lei. Mi si è attaccata, siamo andate giù tutte e
due, ma siamo risalite. Ho avuto paura di non farcela, stava portando
giù anche me. Mario chiama il secondo filippino, gli dice che il
tour-leader è scomparso, di andarlo a cercare. Sappiamo che non c'è
più niente da fare, non lo vediamo più, la luna è nascosta, intorno
solo le onde che sbattono. Ma dobbiamo fare qualcosa, lo shock è
troppo forte. Il barcaiolo stacca un bambù dal bilanciere e dice:
"Vado", e a me: "Da qui si esce solo a nuoto, dovete andarvene
subito." Prima di sparire fa cenno verso il mare, si cominciano a
vedere dei lampi in lontananza.

Siamo in stato stuporoso. Gianni è scomparso, probabilmente già morto.
Non siamo riusciti a fare niente, un attimo c'era, l'attimo dopo non
c'era più. Ce la farà il filippino a trovarlo? E come facciamo ad
andarcene di qui? La barca è ancorata, tanti non sanno nuotare, non
abbiamo salvagenti, corde, niente che possa servire per portarli a
riva. Quando ho aiutato Marta il suo panico ha tirato sotto anche me,
come posso pensare di attaccarmi al collo qualcuno e cercare di
portarlo in salvo?

Un'altra onda ci ributta in acqua, non riusciamo più a ripescare
tutti, appena li tiri su siamo sbattuti giù di nuovo. Paolo urla di
non risalire, di metterci a catena, un po' su un lato e un po'
sull'altro: "Tenetevi aggrappati al braccio di quello alla vostra
sinistra e a quello di fronte, FORZA! Le mani a morsa, tengono di più,
se non facciamo così la prossima onda siamo da capo, forza! qui ci
porta via tutti uno a uno, su Anna! scendi da lì e mettiti in fila,
Simonetta cazzo, mettiti in fila, LE MANI A MORSA! Alessandro, fa
vedere come, su! ATTACCATEVI TUTTI!"

Enrico e Corrado sono i primi a prua, con le gambe intrecciate alla
corda dell'ancora. Uno sta a destra e uno a sinistra, si tengono
abbracciati e a loro ci attacchiamo tutti. Elisa l'hanno stesa sulla
chiglia, lei è così piccolina, è sempre sotto e continua a bere.
Alessandro si attacca a Corrado e tiene Paolo di fronte, Stefania ad
Alessandro, e tiene Anna di fronte, io a Stefania e tengo Federica di
fronte, Mario è dopo di me, e ha Tonino di fronte. Marta e Cinzia sono
terrorizzate, stanno aggrappate a un pezzo di corda e non hanno il
coraggio di mollarlo per aggiungersi alla catena. Vogliamo portarle
verso prua, dove il relitto è più emerso, anche loro sono piccoline, e
vanno sempre sotto. Ma non c'è modo di staccarle dalla corda. Franco
sta lì con loro, le tiene su, le afferra quando vanno sotto. Bevono
tutti e tre, anche Franco non è esperto, ma non riesce a convincerle
ad andare più su e allora sta lì con loro.

Franco l'avevamo soprannominato Lotar, come il personaggio dei fumetti
di Mandrake. È alto forse 1,95 per quasi 100 chili di peso, la faccia
da pugile, è buono come il pane ed è contento quando si può rendere
utile. Dimostra ancora una volta la sua grande generosità cercando di
aiutare le due ragazze. Mario riesce ad afferrare Marta, ma lei non
molla la corda, così è sbattacchiata di qua e di là.

Le onde crescono sempre di più. Paolo e Enrico urlano tutte le volte
che una sembra più grande delle altre:
- ATTENZIONE! TENETEVI!
- GIGANTE!
- GRANDE!
- GIGAANTEE!

Le onde si infrangono su di noi, la catena si spezza, sento le dita
che si aprono, il braccio di Stefania mi sfugge. La riacchiappo,
"GIGANTE!", "che ore sono?" "è l'una", "GIGANTE!" Le mani mi reggono,
ma Stefania questa volta ha mollato Alessandro. Anna e Federica di
fronte ci tengono "forza su, risalire! RISALIREE!! Venire verso la
prua", "GIGANTE!"

Guardo i miei compagni. Alcuni non sanno neppure stare a galla.
Federica, Marta, Cinzia, Elisa. Me ne rendo conto: non hanno nessuna
speranza. Se la catena si spezza ognuno dovrà fare affidamento solo su
se stesso. È impensabile trascinare uno che non sa nuotare in un mare
così tumultuoso. Anche loro devono rendersene conto per forza, e si
attaccano ancora di più a noi, che per loro rappresentiamo la vita.
Rivado con la mente all'infanzia, alle insistenze di mio padre perché
imparassi a nuotare. Lo mettevo in croce perché mi comprasse le pinne
e lui:
- NO! Prima devi imparare a nuotare bene, poi forse te le prendo.
- Ma se me le prendi subito imparo prima.
- NO! Se mai ti capiterà di trovarti in pericolo devi saper nuotare
con le tue forze e basta, e anche dove non tocchi!
- Ma papà, non siamo al tempo dei pirati, tutte le navi hanno le
scialuppe e i salvagenti!
e mi rivedo bambina di sette anni alla prova "d'esame", fuori nel mare
mosso, lui davanti sul pattino, e io che arranco dietro. Passo la
prova; finalmente ho le pinne. Non le userò mai, non ne ho più
bisogno.

- MA COSA FATE LÌ IN FONDO, DORMITE? SIMONETTA RISPONDI! ANNA!
FEDERICA!
- ATTENZIONE! GIGANTE!
fabio
2004-12-03 00:03:52 UTC
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Post by d***@libero.it
Apprendiamo da scarni notiziari d'agenzia che le salme dei 5
sfortunati partecipanti del viaggio "Burma sconosciuto" della Viaggi
ne ho più
Post by d***@libero.it
bisogno.
- MA COSA FATE LÌ IN FONDO, DORMITE? SIMONETTA RISPONDI! ANNA!
FEDERICA!
- ATTENZIONE! GIGANTE!
Scusami ma disciagure ne abbiamo tante e pure troppe .
non e' che ci devi fare il resoconto di una altra tragedia per farci
comprendere cosa sia la morte che esce da un viaggio di piacere.
Basti pensare in una attraversata di barche nel mondo negli anni 90 i morti
per naufragio erano ormai a bizzeffe e gli organizzatori non fecero nulla
per prevenire la cosa se non di andare a recuperare i corpi.
sappiamo che certi viaggi all'avventura sono delle volte fatti in maiera
molto alla buona, dato che certi servizi purtroppo non sono il max , poi non
si puo indignare quando certi inbarcazioni per quei stati sno omologati
anche se hanno le pezze al culo e fare il paragone con le nostre navi.
Ng serve molto secondo me, nel mettere in guardia chi fa' questi viaggi
dicendo "guarda le barche sono poche sicure" ma poi se tu vuoi fare quel
tipo di viaggio sono affari tuoi.
credo che , e non so' se e' lo stesso TO (dove ci sono stati i morti) che
fa' i viaggi spartani, ma non possiamo indignarci e attaccare quel TO , sai
quello che vai incontro (tipo di hotel macchine, barche) se non ti hanno
venduto una cosa per una altra.
soprattutto da quello che ho letto la causa e' stata di natura e non di uno
sbaglio del TO.
facciamola finita per rispetto dei morti
Carlo Romano
2004-12-03 18:19:00 UTC
Permalink
Post by fabio
Scusami ma disciagure ne abbiamo tante e pure troppe .
non e' che ci devi fare il resoconto di una altra tragedia per farci
comprendere cosa sia la morte che esce da un viaggio di piacere.
Basti pensare in una attraversata di barche nel mondo negli anni 90 i morti
per naufragio erano ormai a bizzeffe e gli organizzatori non fecero nulla
per prevenire la cosa se non di andare a recuperare i corpi.
sappiamo che certi viaggi all'avventura sono delle volte fatti in maiera
molto alla buona, dato che certi servizi purtroppo non sono il max , poi non
si puo indignare quando certi inbarcazioni per quei stati sno omologati
anche se hanno le pezze al culo e fare il paragone con le nostre navi.
Ng serve molto secondo me, nel mettere in guardia chi fa' questi viaggi
dicendo "guarda le barche sono poche sicure" ma poi se tu vuoi fare quel
tipo di viaggio sono affari tuoi.
credo che , e non so' se e' lo stesso TO (dove ci sono stati i morti) che
fa' i viaggi spartani, ma non possiamo indignarci e attaccare quel TO , sai
quello che vai incontro (tipo di hotel macchine, barche) se non ti hanno
venduto una cosa per una altra.
soprattutto da quello che ho letto la causa e' stata di natura e non di uno
sbaglio del TO.
facciamola finita per rispetto dei morti
Ecco una cosa giusta. Facciamola finita per rispetto dei morti. Ma
facciamola finita di pensare che tutto ci sia dovuto, che siamo come
Superman, che tanto a noi non succederà nulla, che tanto ce la caviamo
sempre e altre baggianate del genere.
E' vero che la cronaca ci abitua a tante tragedie, ma chi va per mare (come
il sottoscritto, e scusate ma al Comsubin mi hanno insegnato qualcosa) sa
perfettamente cosa significano questi fatti. Ho letto il report un po
annoiato inizialmente, ma poi non ho resistito e sono arrivato alla fine.
Ringrazio chi lo ha scritto, e spero che da una tragedia possa almeno
nascere un po più di sale in zucca, non dico ai T.O. ma a chi porta in giro
la gente. Che sia un capo spedizione, capo gruppo o responsabile qualsiasi.
Gli incidenti da attribuire al caso fortuito sono una parte infinitesimale.
La quasi totalità è sempre frutto dell'errore umano, della sottovalutazione
di un fatto, di superficialità. Di gente come quel capo gruppo, che pensava
che in ogni caso si sarebbe risolto tutto, ne ho conosciuta tanta, troppa e
a volte qualcuno ha passato brutti guai per causa loro. Non scendo nei
dettagli, altrimenti non finisco più, ma la casistica è immensa. Riporto un
Post by fabio
Ng serve molto secondo me, nel mettere in guardia chi fa' questi viaggi
dicendo "guarda le barche sono poche sicure" ma poi se tu vuoi fare quel
tipo di viaggio sono affari tuoi.>
Sbagliato. Quando qualcuno rischia la pelle, di solito la fa rischiare anche
ad altri. Un vecchio adagio cita che a volte occorre avere il cervello anche
per quelli che non ce l'hanno. Mai parole migliori. Che vuol dire, guarda
che se scendi nella fossa dei leoni, quelli ti sbranano? Se vuoi suicidarti
scegli altri modi, ma che siano lontano da altre persone.
Giusto sarebbe dire che "guarda che queste barche sono assolutamente
insicure, e rischi seriamente la pelle all'alzarsi di un'onda, quindi non ci
vai, punto e basta. Ma poi che accade? Che ti danno dell'incapace, del
fifone, non sei IN, ma cosa vuoi saperne tu? Io l'ho già fatto ecc. ecc.
Oppure ci vai per conto tuo e da solo.
Post by fabio
soprattutto da quello che ho letto la causa e' stata di natura e non di
uno sbaglio del TO.>
Ma che discorso del cavolo è? Il TO che fa? Ti mette in contatto con un
gruppo e da li in avanti sono affari tuoi? Dal momento che incassi dei
quattrini, ti assumi anche certe responsabilità. Troppo comodo poi dire che
è stata una fatalità, che tanto ci sono i pompieri e che alla fine arrivano
i nostri con squilli di tromba a salvare tutti. Non è così. I responsabili
di Avv.Nel Mondo lo sanno perfettamente. Solo che fa comodo così. Ho molti
conoscenti che sono stati con quel TO e alcuni non hanno mai avuto problemi,
ma si è trattato di viaggi tutto somato nella normalità. Un disguido per il
pulmino o per dormire, ma altri hanno giurato mai più. Si sono trovati in
situazioni dove il capo è il capo e basta! Si fa quel che dico io che l'ho
già fatto e so come si fa. Poi alla fine si contano i danni e c'è sempre
qualcuno che dirà che non è colpa di nessuno.
Facciamoli i resocontii di queste tragedie e chissà che almeno servano a
inculcare un altro tipo di mentalità. Quella del rispetto per la natura che
comunque è sempre più forte di noi.
Saluti
Crlo
fabio
2004-12-03 20:07:40 UTC
Permalink
Post by Carlo Romano
E' vero che la cronaca ci abitua a tante tragedie, ma chi va per mare (come
il sottoscritto, e scusate ma al Comsubin mi hanno insegnato qualcosa) sa
perfettamente cosa significano questi fatti. Ho letto il report un po
annoiato inizialmente, ma poi non ho resistito e sono arrivato alla fine.
Ringrazio chi lo ha scritto, e spero che da una tragedia possa almeno
nascere un po più di sale in zucca, non dico ai T.O. ma a chi porta in giro
la gente. Che sia un capo spedizione, capo gruppo o responsabile qualsiasi.
Gli incidenti da attribuire al caso fortuito sono una parte
infinitesimale.
La quasi totalità è sempre frutto dell'errore umano, della
sottovalutazione
di un fatto, di superficialità. Di gente come quel capo gruppo, che pensava
che in ogni caso si sarebbe risolto tutto, ne ho conosciuta tanta, troppa e
a volte qualcuno ha passato brutti guai per causa loro. Non scendo nei
dettagli, altrimenti non finisco più, ma la casistica è immensa. Riporto un
non vorrei dilungarmi troppo ed essere ot.
purtroppo ogni volta che succede una cosa del genere si spendono fiumi di
parole, spesso e volentieri si sentono delle "cannonate" come verità
assoluta (vedi a sharm )
Caro Romano hai perfettamente ragione nel dire che spesso e volentieri '
l'errore umano la causa del 90 % degli incidenti.
Non conosco il TO Viaggi del mondoe non ho mai viaggiato con loro, forse
l'errore sta' proprio nel non avvisare prima e dare dettagliatamente tutte
le informazioni dei mezzi e attrezzature che si usa , sperando nella stella
che ce la mandi buona anche questa volta la fortuna di completare il
viaggio.
Post by Carlo Romano
Post by fabio
Ng serve molto secondo me, nel mettere in guardia chi fa' questi viaggi
dicendo "guarda le barche sono poche sicure" ma poi se tu vuoi fare quel
tipo di viaggio sono affari tuoi.>
Sbagliato. Quando qualcuno rischia la pelle, di solito la fa rischiare anche
ad altri. Un vecchio adagio cita che a volte occorre avere il cervello anche
per quelli che non ce l'hanno. Mai parole migliori. Che vuol dire, guarda
che se scendi nella fossa dei leoni, quelli ti sbranano? Se vuoi suicidarti
scegli altri modi, ma che siano lontano da altre persone.
Giusto sarebbe dire che "guarda che queste barche sono assolutamente
insicure, e rischi seriamente la pelle all'alzarsi di un'onda, quindi non ci
vai, punto e basta. Ma poi che accade? Che ti danno dell'incapace, del
fifone, non sei IN, ma cosa vuoi saperne tu? Io l'ho già fatto ecc. ecc.
Oppure ci vai per conto tuo e da solo.
hai perfetttamente ragione forse mi sono espresso male io.
Post by Carlo Romano
Post by fabio
soprattutto da quello che ho letto la causa e' stata di natura e non di
uno sbaglio del TO.>
Ma che discorso del cavolo è? Il TO che fa? Ti mette in contatto con un
gruppo e da li in avanti sono affari tuoi? Dal momento che incassi dei
quattrini, ti assumi anche certe responsabilità. Troppo comodo poi dire che
Facciamoli i resocontii di queste tragedie e chissà che almeno servano a
inculcare un altro tipo di mentalità. Quella del rispetto per la natura che
comunque è sempre più forte di noi.
Saluti
Crlo
scusami ma il fatto di essersi trovato dentro il vortice e' colpa del tour
operator o di una fatalita'?
si parla in altri msg di radio, meteo e compagnia bella, ma in certi posti
non sanno a momenti che cosa e'' l'acqua calda figuriamoci le norme di
sicurezza ( e non dico che il tour operator non dovrebbe essere esonerato ma
nel contratto per quel tipo di viaggi ti avvisa dei pericoli che si possono
incorrere dato una certo tipo di situazioni e se vuoi continuare sai quali
sono i rischi che vai incontro)
vanes
2004-12-03 19:47:19 UTC
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Post by d***@libero.it
Apprendiamo da scarni notiziari d'agenzia che le salme dei 5
[CUT]
Basta Stefano, rispetto per chi non c'e' piu'..... almeno!!!
Marco Salis
2004-12-04 01:02:49 UTC
Permalink
Post by vanes
Basta Stefano, rispetto per chi non c'e' piu'..... almeno!!!
Rispetto per chi non c'è più vuol dire starsi zitti e non fare nulla per
evitare che altre persone facciano la stessa fine?

Penso che "chi non c'è più" vorrebbe invece tutto il contrario...
vanes
2004-12-04 02:12:08 UTC
Permalink
Post by Marco Salis
Post by vanes
Basta Stefano, rispetto per chi non c'e' piu'..... almeno!!!
Rispetto per chi non c'è più vuol dire starsi zitti e non fare nulla per
evitare che altre persone facciano la stessa fine?
Penso che "chi non c'è più" vorrebbe invece tutto il contrario...
Chi non c'e' piu' ha scelto di viaggiare, ha scelto di essere libero, di non
essere schiavo di paure, ha preso rischi, come li prende chi esce di sabato
sera in macchina.
Sicuramenete non merita di essere trattato come "argomento" di propaganda
anti tour operator, che comunque ha poca influenza sugli eventi
atmosferici......
Gimaqu HM
2004-12-04 07:23:06 UTC
Permalink
Post by vanes
Chi non c'e' piu' ha scelto di viaggiare, ha scelto di essere libero, di non
essere schiavo di paure, ha preso rischi, come li prende chi esce di sabato
sera in macchina.
...

Caro Vanes, sarei d'accordo con te se, nel caso specifico, si parlasse di
circostanze legate a viaggiatori "liberi" a tutti gli effetti e non a
viaggiatori (o turisti con la griffe dell'avventura?) che, bene o male, si
sono affidati ad una nota organizzazione per NON viaggiare da soli e
quindi -anche- per ridurre i rischi e gli inconvenienti potenziali ai quali
si andrebbe incontro viaggiando da soli. Costoro, che alla fine hanno pagato
un prezzo tristemente assurdo per un viaggio del genere, in precedenza
avevano anche -pagato-, come tutti coloro che acquistano un pacchetto da un
TO, un profumato prezzo in denaro ad una -organizzazione professionale- per
avere la guida e le coperture della stessa ed usufruire dei servizi e
dell'-esperienza- della stessa a propria tutela, non dimentichiamolo,
altrimenti per che cos'altro avrebbero pagato? Per sfoggiare lo zainetto
griffato?

Beppe
--
Gimaqu-ihv.:-)

Gimaqu's experiences:
www.beppequarta.it
__________________________
E 10°16'09.38"
N 44°40'47.97"
Carlo Romano
2004-12-04 15:21:44 UTC
Permalink
Post by Gimaqu HM
Caro Vanes, sarei d'accordo con te se, nel caso specifico, si parlasse di
circostanze legate a viaggiatori "liberi" a tutti gli effetti e non a
viaggiatori (o turisti con la griffe dell'avventura?) che, bene o male, si
sono affidati ad una nota organizzazione per NON viaggiare da soli e
quindi -anche- per ridurre i rischi e gli inconvenienti potenziali ai quali
si andrebbe incontro viaggiando da soli. Costoro, che alla fine hanno pagato
un prezzo tristemente assurdo per un viaggio del genere, in precedenza
avevano anche -pagato-, come tutti coloro che acquistano un pacchetto da un
TO, un profumato prezzo in denaro ad una -organizzazione professionale- per
avere la guida e le coperture della stessa ed usufruire dei servizi e
dell'-esperienza- della stessa a propria tutela, non dimentichiamolo,
altrimenti per che cos'altro avrebbero pagato? Per sfoggiare lo zainetto
griffato?
Beppe
Ecco uno degli aspetti principali che Beppe ha centrato in pieno. Come avevo
detto, il TO, qualunque sia, dato che offre un servizio a pagamento, è
responsabile in tutto o in parte di quel che accade. Secondo me, la cosa
dovrebbe assumere altri aspetti. Le leggende non nascono mai dal nulla. Se
di un TO se ne parla bene, vuol dire che funziona. Poi i disguidi possono
sempre esserci. Se di un TO se ne parla sempre male, allora la cosa è palese
e quindi sarebbe da evitare. Se di un TO si sente parlar bene, ma in altri
casi e forse troppi, le critiche sono tante, allora la cosa ci deve mettere
in guardia. Vero anche che un TO non può essere responsabile di un terremoto
o di un tifone, ma quando un gruppo viene affidato a un responsabile che a
quanto pare in molti casi è Dio in persona, in quanto quel che decide è
Cassazione (come si dice a Napoli) allora la cosa è diversa. Se si tratta di
viaggi a rischio o di avventura che può comportare rischi, trovo che il TO
deve valutare bene le capacità del capo, i mezzi da adottare, ecc ecc. La
cosa più difficile è comandare, o almeno saperlo fare e bene anche, quindi
se (è un esempio) il viaggio prevede che si debbano usare certi mezzi che
non sono proprio il massimo, allora il TO dovrebbe valutare, primo
l'affidabilità di questi mezzi, e lasciamo stare dotazioni di sicurezza che
non avrebbero senso come radio o altre cose, ma tentare di capire a cosa si
va incontro. In altre parole, se so che 8 persone devono attraversare un
fiume, mi devo preoccupare che questo venga fatto cercando di ridurre rischi
al minimo. Se invece so che è a disposizione una piroga con un bilanciere e
devo attraversare un braccio di oceano aperto e con gente non pratica di
nuoto o altre cose di carattere marino, meglio lasciar perdere. Queste cose
vanno dette chiare. Ed ora vorrei porre una domanda anche abbastanza cattiva
e pesante. Ma in casi di questo genere, i danni chi li paga? I familiari,
possono contare su qualche forma di risarcimento? E da chi? Scusate la
cattiveria, ma quanto costa il rimpatrio di una salma? E a un genitore o
consorte o erede che cosa spetta?
Che accade dal punto di vista legale? Mi piacerebbe saperlo, visto che sono
abbastanza digiuno in materia.
Un saluto
Carlo
fabio
2004-12-04 15:45:36 UTC
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Post by Carlo Romano
Post by Gimaqu HM
Caro Vanes, sarei d'accordo con te se, nel caso specifico, si parlasse di
cut
Post by Carlo Romano
vanno dette chiare. Ed ora vorrei porre una domanda anche abbastanza cattiva
e pesante. Ma in casi di questo genere, i danni chi li paga? I
familiari,
Post by Carlo Romano
possono contare su qualche forma di risarcimento? E da chi? Scusate la
cattiveria, ma quanto costa il rimpatrio di una salma? E a un genitore o
consorte o erede che cosa spetta?
Che accade dal punto di vista legale? Mi piacerebbe saperlo, visto che sono
abbastanza digiuno in materia.
Un saluto
Carlo
ciao Carlo,
in effetti quello che tu hai scritto e' vero ma e' anche vero che allora
lo sbaglio e' stato fatto in precedenza dal TO perche si doveva informare
delle persone che si erano iscritte a quel tipo di viaggio e mettere in
guardia su delle cose che dovevano fare e che se non ne erano capci (vedi
una attraversata di un fiume se non non sono capaci di nuotare e' inutile
fargli fare la cosa).
I corsi che faccio io di subacquea proprio per ovviare ad errori e
incomprnzioni facciamo vedere sepre una cassetta sui rischi che questo tipo
di sport uno puo incorrere, e da li poi l'allievo puo decidere se andare
avanti o meno (questo lo fanno tutte le didattiche).
Certo che se l'allivo ha compreso la cassetta , ha completato gli standard
ce richiede la scuola per le lezioni epoi gli succede qualcosa per colpa sua
e non per negligenza dell'istruttore non puo fare nulla (e di casi ce ne
sono stati con relative cuase erse dall'allievo e poi danno la colpa alla
didattica)
per quanto riguarda gli eredi penso che avranno fatto una poliza il TO o
almeno gli stessi viaggiatori (normalmente alla fine del catalogo c'e' una
pagna con tutte le disposizioni delle varie assicurazioni in caso di morte e
stai sicuro che purtroppo le assicurazioni fanno di tutto per non pagare
vedi ad esempio caso di morte in caso di fusione o scissione dell'atomo
della serie " se scoppia una bomba o scoppia un reattore ncleare non ti
pago")
d***@libero.it
2004-12-05 10:46:54 UTC
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Il punto è proprio questo e mi sembra che entrambi avete colto
l'essenza del problema che è sviscerato in tutti i modi nel sito
disavventure, la formula dell'autogestione (almeno per i viaggi
classificati A2) che deresponsabilizza il TO su tutto è ij realtà a
ns. avviso un abile quanto "arzigogolata" costruzione contrattuale che
elude la legge 111/95 (quella sul turismo) . Da anni denunciamo
quest' anomalia nel mercato dei TO ma a quanto pare non frega niente
a nessuno, potremmo scrivere un trattao su questo e non è detto che
non faremo molto presto...
Carissimi saluti
Lo staff di Disavventure
Post by Carlo Romano
Post by Gimaqu HM
Caro Vanes, sarei d'accordo con te se, nel caso specifico, si parlasse di
circostanze legate a viaggiatori "liberi" a tutti gli effetti e non a
viaggiatori (o turisti con la griffe dell'avventura?) che, bene o male, si
sono affidati ad una nota organizzazione per NON viaggiare da soli e
quindi -anche- per ridurre i rischi e gli inconvenienti potenziali ai
quali
Ecco uno degli aspetti principali che Beppe ha centrato in pieno. Come avevo
detto, il TO, qualunque sia, dato che offre un servizio a pagamento, è
responsabile in tutto o in parte di quel che accade. Secondo me, la cosa
dovrebbe assumere altri aspetti. Le leggende non nascono mai dal nulla. Se
di un TO se ne parla bene, vuol dire che funziona. Poi i disguidi possono
sempre esserci. Se di un TO se ne parla sempre male, allora la cosa è palese
e quindi sarebbe da evitare. Se di un TO si sente parlar bene, ma in altri
casi e forse troppi, le critiche sono tante, allora la cosa ci deve mettere
in guardia. Vero anche che un TO non può essere responsabile di un terremoto
o di un tifone, ma quando un gruppo viene affidato a un responsabile che a
quanto pare in molti casi è Dio in persona, in quanto quel che decide è
Cassazione (come si dice a Napoli) allora la cosa è diversa. Se si tratta di
viaggi a rischio o di avventura che può comportare rischi, trovo che il TO
deve valutare bene le capacità del capo, i mezzi da adottare, ecc ecc. La
cosa più difficile è comandare, o almeno saperlo fare e bene anche, quindi
se (è un esempio) il viaggio prevede che si debbano usare certi mezzi che
non sono proprio il massimo, allora il TO dovrebbe valutare, primo
l'affidabilità di questi mezzi, e lasciamo stare dotazioni di sicurezza che
non avrebbero senso come radio o altre cose, ma tentare di capire a cosa si
va incontro. In altre parole, se so che 8 persone devono attraversare un
fiume, mi devo preoccupare che questo venga fatto cercando di ridurre rischi
al minimo. Se invece so che è a disposizione una piroga con un bilanciere e
devo attraversare un braccio di oceano aperto e con gente non pratica di
nuoto o altre cose di carattere marino, meglio lasciar perdere. Queste cose
vanno dette chiare. Ed ora vorrei porre una domanda anche abbastanza cattiva
e pesante. Ma in casi di questo genere, i danni chi li paga? I familiari,
possono contare su qualche forma di risarcimento? E da chi? Scusate la
cattiveria, ma quanto costa il rimpatrio di una salma? E a un genitore o
consorte o erede che cosa spetta?
Che accade dal punto di vista legale? Mi piacerebbe saperlo, visto che sono
abbastanza digiuno in materia.
Un saluto
Carlo
vanes
2004-12-04 20:34:15 UTC
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Post by Gimaqu HM
Caro Vanes, sarei d'accordo con te se, nel caso specifico, si parlasse di
circostanze legate a viaggiatori "liberi" a tutti gli effetti e non a
viaggiatori (o turisti con la griffe dell'avventura?) che, bene o male, si
sono affidati ad una nota organizzazione per NON viaggiare da soli e
quindi -anche- per ridurre i rischi e gli inconvenienti potenziali ai quali
si andrebbe incontro viaggiando da soli. Costoro, che alla fine hanno pagato
un prezzo tristemente assurdo per un viaggio del genere, in precedenza
avevano anche -pagato-, come tutti coloro che acquistano un pacchetto da un
TO, un profumato prezzo in denaro ad una -organizzazione professionale- per
avere la guida e le coperture della stessa ed usufruire dei servizi e
dell'-esperienza- della stessa a propria tutela, non dimentichiamolo,
altrimenti per che cos'altro avrebbero pagato? Per sfoggiare lo zainetto
griffato?
Beppe
Hola Beppe,
credo che la conoscenza sia sempre importante.
Credo che una persona debba decidere di intraprendere un viaggio dopo
essersi documentato.
D'accordo con te che un tour operator debba fornire qualche garanzie extra,
ma e' comunque il viaggiatore che dovrebbe sapere dove sta andando.
Nel dettaglio AnM e' un TO molto particolare e basta poco per saperlo, e per
sapere come funziona, quindi guai mai a confonderlo col Ventaglio.
Insomma aldila' dell'imprevedibilita' del caso, e del fattore metereologico,
per me e' il viaggiatore che deve sapere dove sta andando......
Vanes
Gimaqu HM
2004-12-05 09:21:57 UTC
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Post by vanes
Hola Beppe,
Pura Vida,
Post by vanes
credo che la conoscenza sia sempre importante.
Credo che una persona debba decidere di intraprendere un viaggio dopo
essersi documentato.
ciò è fuori discussione...
Post by vanes
D'accordo con te che un tour operator debba fornire qualche garanzie extra,
non "qualche" garanzia, nè tantomeno "extra": chi -vende- un prodotto e con
esso -vende- la sua competenza ed esperienza, ha il -dovere- di fornire
delle garanzie all'acquirente!
Naturalmente parlo per astratto, senza cioè attinenza specifica con i tristi
eventi di partenza del 3ad.
Quando si "acquista" un viaggio lo si fa nè più nè meno come se si
acquistasse un'abito od un chilo di filetto: chi compra ha -il diritto- di
essere tutelato nella qualità ed informato correttamente di tutte le
caratteristiche specifiche del prodotto che si acquista, dal venditore.
E' inevitabile che -l'acquirente-, sia esso di un pezzo di carne, di un
cetriolo o di un sommergibile, non possa essere un'esperto tuttologo ed è
altrettanto inevitabile che egli debba affidarsi -in fiducia- a ciò che il
venditore, che si presume sia al contrario un'esperto, gli propone.
E' qui che mi aggancio al discorso precedente: è in questo modo che si
instaura inevitabilmente un meccanismo secondo il quale il meno -esperto- si
affida alle indicazioni dell'-esperto-, o presunto tale, per le quali -ha
pagato- e ne segue, giustamente, le sue direttive!
Ciò di cui parli, (il viaggiatore deve essere informato di dove sta andando)
è giustissimo, quasi banale! Ma c'è una discreta differenza, non
dimentichiamolo, fra il fai da te e l'affidarsi -pagando- ad un servizio che
dovrebbe essere, lo ripeto, in qualche modo garantito dal venditore!

ciao
.
--
Gimaqu-ihv.:-)

Gimaqu's experiences:
www.beppequarta.it
__________________________
E 10°16'09.38"
N 44°40'47.97"
fabio
2004-12-05 15:57:55 UTC
Permalink
cut
Post by Gimaqu HM
nè più nè meno come se si
acquistasse un'abito od un chilo di filetto: chi compra ha -il diritto- di
essere tutelato nella qualità ed informato correttamente di tutte le
caratteristiche specifiche del prodotto che si acquista, dal venditore.
E' inevitabile che -l'acquirente-, sia esso di un pezzo di carne, di un
instaura inevitabilmente un meccanismo secondo il quale il
meno -esperto- si
Post by Gimaqu HM
affida alle indicazioni dell'-esperto-, o presunto tale, per le quali -ha
pagato- e ne segue, giustamente, le sue direttive!
ciao a tutti,
propri allora di pranzo parlavo con mio fratello di questo problema del TO
e devo dire che molte cause di incidenti che sono avvenuti con loro spesso e
volentieri sono di carattere naturale o indiendenti da essi.
Non voglio fare un nuovo 3d ma vorrei portare all'attenzione dell'attacco
delle falangi estremiste in mar rosso dove sono morte 2 nostre connazionali.
Ora l'Egitto si sa' che e' un paese calmo per sua natura ma secondo voi di
chi e' la colpa di quell'orrore? qualche anno fa' sempre in Egitto hanno
ammazzato dei tedeschi (se ne e' parlato ultimamente anche qui) del TO ?
Molti hanno detto (e in parte e' vero) che chi fa' un viaggio si mete
nelle mani del capogruppo che, dovrebbe valutare la fattibilita' in quel
momento con il livello di prepara zione del gruppo.
E' anche vero che dovrebbero allora fare una selezione delle persone che
vogliono fare quel viaggio a tal punto che diano sicuri che in qualsiasi
evenienza se la possono gestire senza troppi intoppi.
Non voglio entrare in merito di come sono i capogruppi e chi gestisce il
TO perche non ho mai avuto l'interesse di farli ma e' ovvio che per quello
che paghi ti danno un certo servizio e tu come utente finale sai quali sono
(o almeno dovresti saperlo).
Certoche non ci sono viaggiatori di serie a e viaggiatori di serie z ma i
servizi che ti offrono sono diversi (ovvio che se ti nascondono molte cose
e' una truffa) percui se fai un viaggio con viaggi del mondo non credere di
dormire in otel da 5 stelle o barche di gran lusso rispetto a viaggi del TO
i ventaglio.
Marco Salis
2004-12-04 11:06:17 UTC
Permalink
Post by vanes
Chi non c'e' piu' ha scelto di viaggiare, ha scelto di essere libero,
di non essere schiavo di paure, ha preso rischi, come li prende
chi esce di sabato sera in macchina.
Scusami, ma non mi sembra un paragone tanto felice.
La differenza sostanziale è che chi esce il sabato sera in macchina è
consapevole del pericoli che corre (ci fanno pure gli spot televisivi,
giustamente!), perchè ne e' stato informato. Chi ha scelto un viaggio con un
tour operator, seppur "particolare", aveva il dovere di avvisare degli
eventuali rischi a cui i viaggiatori andavano incontro.
Post by vanes
Sicuramenete non merita di essere trattato come "argomento"
di propaganda anti tour operator, che comunque ha poca
influenza sugli eventi atmosferici......
Questo sicuramente, ma l'influenza ce l'ha sui capogruppo, che devono
decidere in base alle relazioni delle "spedizioni" precedenti qual'è il
percorso e quali sono i mezzi di trasporto da utilizzare.

E comunque, a prescindere da quello che è successo in Birmania, non capisco
proprio perchè esiste questa specie di "sport nazionale" di dare
dell'avvoltoio allo staff di un sito che informa (con dati e PROVE
VERIFICABILI) sul palese menefreghismo di questo TO nel corso degli anni, e
che ha provocato la morte di diversi IGNARI turisti nel corso degli anni.

IMHO è come dire che Emergency fa propaganda antiamericanista solo perchè
denuncia le condizioni delle popolazioni in guerra e fa qualcosa per
migliorarle!
Marco Salis
2004-12-04 11:29:44 UTC
Permalink
"Marco Salis" <***@despammed.com> ha scritto nel messaggio news:***@individual.net...

[cut]
Scusate le frasi un po' sconclusionate, non ho riletto il precedente
messaggio prima di inviarlo.
fabio
2004-12-04 13:46:01 UTC
Permalink
ciao Marco,
giro per molti ng (subacquea, voli viaggi etc.etc.) e purtroppo trovo molto
menegfreghismo e spesso anche difficolta' nello scrivere dato che piu' delle
volte ti danno addosso come apri bocca.
E' anche vero che spesso e volentieri come succede, quando capita una
disgrazia, subito capita di vedere msg di denigrzione, gente che si elegge
paladino della giustizia.
Sarebbe ora di smetterla di spendere solo fiumi di parole e passare piu' ai
fatti.
se le persone si sono trovate male possooscrive su ng e mettere n guardia,
senza ovviamente fare troppe polemiche ma raccontare come si sono svolti i
fatti, andare alla trasmissione "mi manda rai 3" e denunciare i tutto .
Ritorno a ripetere che e' inutile nascondersi dietro un paravento dell'ng
sparando di cose e poi se gli offri lopportunita' di dirlo davanti alla
televisione o al giudice, tutti spariti come conigli e cotardi.
vanes
2004-12-04 20:38:11 UTC
Permalink
Post by Marco Salis
Scusami, ma non mi sembra un paragone tanto felice.
La differenza sostanziale è che chi esce il sabato sera in macchina è
consapevole del pericoli che corre (ci fanno pure gli spot televisivi,
giustamente!), perchè ne e' stato informato. Chi ha scelto un viaggio con un
tour operator, seppur "particolare", aveva il dovere di avvisare degli
eventuali rischi a cui i viaggiatori andavano incontro.
Non concordo in toto, qual'e' il confine in cui il tour operator deve
avvisare???
Dov'e' che un tour operator specializzato in viaggi un po' particolari deve
fissare la soglia del pericolo???
IMHO uno dovrebbe dociumentarsi sul dove va, non scegliere una meta dal nome
o da due foto....
Post by Marco Salis
E comunque, a prescindere da quello che è successo in Birmania, non capisco
proprio perchè esiste questa specie di "sport nazionale" di dare
dell'avvoltoio allo staff di un sito che informa (con dati e PROVE
VERIFICABILI) sul palese menefreghismo di questo TO nel corso degli anni, e
che ha provocato la morte di diversi IGNARI turisti nel corso degli anni.
Forse perche' non e' cosi' nobile come sembra e qualcuno conosce bene il
soggetto che lo gestisce......
Post by Marco Salis
IMHO è come dire che Emergency fa propaganda antiamericanista solo perchè
denuncia le condizioni delle popolazioni in guerra e fa qualcosa per
migliorarle!
Ehm per essere come dici tu.... Emergency in passato sarebbe dovuto essere
parte dell'esercito a stelle e striscie e poi, improvvisamente iniziare a
serbare rancore e fare propaganda contro....
Marco Salis
2004-12-05 19:03:55 UTC
Permalink
Post by vanes
Non concordo in toto, qual'e' il confine in cui il
tour operator deve avvisare???
Come minimo, nel limite della sicurezza dei suoi clienti, non credi?!
Post by vanes
Dov'e' che un tour operator specializzato in viaggi un
po' particolari deve fissare la soglia del pericolo???
Idem...
E soprattutto non lasciare tutta la responsabilita' dei suoi clienti ad un
coordinatore, che potrebbe essere preparatissimo come un emerito pazzoide...
Post by vanes
IMHO uno dovrebbe dociumentarsi sul dove va, non
scegliere una meta dal nome o da due foto....
Su questo sono d'accordissimo!
Post by vanes
Ehm per essere come dici tu.... Emergency in passato sarebbe
dovuto essere parte dell'esercito a stelle e striscie e poi,
improvvisamente iniziare a
serbare rancore e fare propaganda contro....
Questo io non posso saperlo... ho "giudicato" solo in base a cio' che ho
letto qui e sul sito di Disavventure. Ad ogni modo, va bene incitare le
stesse persone a passare dalle parole ai fatti, ma rispettare almeno
l'impegno dello staff del sito nel denunciare fatti che, altrimenti, ancora
meno persone conoscerebbero!
fabio
2004-12-05 19:26:01 UTC
Permalink
Post by Marco Salis
Questo sicuramente, ma l'influenza ce l'ha sui capogruppo, che devono
decidere in base alle relazioni delle "spedizioni" precedenti qual'è il
percorso e quali sono i mezzi di trasporto da utilizzare.
E comunque, a prescindere da quello che è successo in Birmania, non capisco
proprio perchè esiste questa specie di "sport nazionale" di dare
dell'avvoltoio allo staff di un sito che informa (con dati e PROVE
VERIFICABILI) sul palese menefreghismo di questo TO nel corso degli anni, e
che ha provocato la morte di diversi IGNARI turisti nel corso degli anni.
ciao
Come ho detto in un msg precedente ho parlato a mio fratello , che ha
molti amici che viaggiano come del resto io e lui nei modi più disparati, e
mi ha detto che 2-3 amici suoi hanno usato il TO in questione e gli e'
piaciuto molto.
Io non li difendo perchè non e' nel io ordine di idee farlo dato che non
li conosco e non ho mai viaggiato con loro m aricordatevi che in tutti i TO
ci sono quelle persone che hanno avuto sempre problemi.
Che le sitazioni riportate su Disavventurenelmondo (ne ho lette parecchie)
in alcuni casi sono alquanto discutibili da entrambi le parti, vedi la
ragazza in Messico con il capogruppo Handicappato e che spendevano un
capitale per mangiare in ristoranti da turisti (colpa del TO che un
capogruppo avendo un problema motorio venga dlegato per gestire un gruppo ma
vorrei vedere anche dove sarebero andati a mangiare per spendere di meno ).
Forse il TO dovrebbe garantire un minimo di sicurezza per quanto riguarda
alberghi e trasporti e capogruppi piu' qualificati ma poi il costo del
viaggio lieviterebbe maggiormente o no?
Il sito di disavventure e' fatto molto bene ... ne devo dare atto ma
attenzione che se loro si sono tutelati con i contratti non possono essere
responsabili ... sicuramente e' responsabile il capogruppo.
Comunque se in un viaggio ci sono da fare alcune cose che certi
viaggiatori sono a digiuno (esempio cretino scalare una montagna) certamente
sarebbe pura follia, e di certo l' ultimo incidente non e' da attribuirsi al
capogruppo per colpa di un tifone.
d***@libero.it
2004-12-04 14:02:27 UTC
Permalink
Post by vanes
Post by d***@libero.it
Apprendiamo da scarni notiziari d'agenzia che le salme dei 5
[CUT]
Basta Stefano, rispetto per chi non c'e' piu'..... almeno!!!
Scusa ma non comprendo dove avrei mancato di rispetto, ho solo
riportato notizie di agenzia.
Semmai chi manca di rispetto a questi sfortunati partecipanti sono
tutti coloro che fino a ieri (ed oggi più che mai) ci avrebbero
tagliato la gola per impedirci di raccontare la verità, oggi
vigliaccamente tacciono e non hanno neppure l'onestà morale di
esprimere pubblicamente il loro rincrescimento per la scomparsa di
persone molto valide che guarda caso avevano scelto di viaggaire con
lo stesso TO per cui viaggiano ancora loro..si avte capito bene, mi
riferisco all'onorata società dei coordinatori (ex capogruppo) ben
noti in questo NG. Da quando è successo il naufragio, fateci caso ,
sono volatilizzati, che uomini duri, che gente coraggiosa, che gente
di sani e saldi principi morali. che sensibilità umana e civile, che
coerenza! Hanno una paura fottuta di esporsi, di dire magari anche
soltanto "che sfiga", guai a violare le consegne di scuderia, è
successa la stessa cosa per utti i precedenti incidenti, sanno
perfettamente che il loro padrone non li perdonerebbe e non potrebbero
più viaggiare a sbafo..
Vergognatevi, uomini di paglia....
fabio
2004-12-04 15:26:23 UTC
Permalink
Post by d***@libero.it
riferisco all'onorata società dei coordinatori (ex capogruppo) ben
noti in questo NG. Da quando è successo il naufragio, fateci caso ,
sono volatilizzati, che uomini duri, che gente coraggiosa, che gente
di sani e saldi principi morali. che sensibilità umana e civile, che
coerenza! Hanno una paura fottuta di esporsi, di dire magari anche
soltanto "che sfiga", guai a violare le consegne di scuderia, è
successa la stessa cosa per utti i precedenti incidenti, sanno
perfettamente che il loro padrone non li perdonerebbe e non potrebbero
più viaggiare a sbafo..
Vergognatevi, uomini di paglia....
ritorno a ripetere hai le prove che hanno fatto qualcosa loro?
eri li? hai avuto problemi DIRETTAMENTE con il TO in questione e i loro
subordinati? se si fai una denuncia all polizia se no taci e fai parlare a
che realmente ha subito un torto relamente
d***@libero.it
2004-12-05 10:37:48 UTC
Permalink
Post by fabio
Post by d***@libero.it
riferisco all'onorata società dei coordinatori (ex capogruppo) ben
noti in questo NG. Da quando è successo il naufragio, fateci caso ,
sono volatilizzati, che uomini duri, che gente coraggiosa, che gente
di sani e saldi principi morali. che sensibilità umana e civile, che
coerenza! Hanno una paura fottuta di esporsi, di dire magari anche
soltanto "che sfiga", guai a violare le consegne di scuderia, è
successa la stessa cosa per utti i precedenti incidenti, sanno
perfettamente che il loro padrone non li perdonerebbe e non potrebbero
più viaggiare a sbafo..
Vergognatevi, uomini di paglia....
ritorno a ripetere hai le prove che hanno fatto qualcosa loro?
eri li? hai avuto problemi DIRETTAMENTE con il TO in questione e i loro
subordinati? se si fai una denuncia all polizia se no taci e fai parlare a
che realmente ha subito un torto relamente
Lasciamo perdere mi pare che tu non sei addentro alla materia, è una
storia un pò complicata,,,
fabio
2004-12-05 16:03:13 UTC
Permalink
Post by d***@libero.it
Lasciamo perdere mi pare che tu non sei addentro alla materia, è una
storia un pò complicata,,,
Beh ho viaggiato tanto dallEgitto , Maldive america e Messico (oltre che
in Russia) con vari TO e qualche volta non e' che sia andato al top.
Se hanno nascosto informazioni ai viaggiatori (info reperibili sui canali
ministeriali) e' truffa ma se non dipendono da loro ma cause naturali o come
in Egitto che hanno ammazzato i tedeschi qualche anno fa' il TO cosa centra
in questo caso?
io non voglio difendere questo o quello TO perche non me ne frega nulla e
no mi pagano, ma se continuano a lavorare un motivo c'e' .
vanes
2004-12-05 19:09:45 UTC
Permalink
Post by d***@libero.it
Post by fabio
ritorno a ripetere hai le prove che hanno fatto qualcosa loro?
Lasciamo perdere mi pare che tu non sei addentro alla materia, è una
storia un pò complicata,,,
Complicata o personale???
fabio
2004-12-05 19:29:12 UTC
Permalink
Post by vanes
Post by d***@libero.it
Post by fabio
ritorno a ripetere hai le prove che hanno fatto qualcosa loro?
Lasciamo perdere mi pare che tu non sei addentro alla materia, è una
storia un pò complicata,,,
Complicata o personale???
Inizio ad avere qualche dubbio che sia complicata e che sia personale ma
molto personale dato come si accaniscono su un fatto (almeno ultimo ) di
natura e non dato dal capogruppo (hai pagato poco per le barche ti hanno
dato quelle di carta)

Continua a leggere su narkive:
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